31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 22:04:00

Cronaca

​Il ritorno dei tarantini a Monteoliveto​

Visita al restaurato santuario della Madonna della Salute


Sono molti i tarantini
che in questi giorni stanno ammirando
il restaurato santuario della Madonna
della Salute, in città vecchia, riaperto
recentemente dopo circa quarant’anni di
chiusura.

La contemplazione degli interni
spaziosi, ritornati alla lontana e dimenticata bellezza, costituiscono occasione per
ricordare i padri gesuiti succedutisi nella
custodia del santuario e nelle attività scolastiche dell’attiguo istituto “San Luigi”,
contribuendo notevolmente alla crescita
sociale, culturale e religiosa dalla città.
Fra questi, i padri Sorice, Campagna,
Discepolo, Cavallo, Greco, Angioletti,
Petrecca, quest’ultimo fondatore del
consultorio “Il focolare” di via Plateja.
Inoltre come non rammentare la figura di
padre Valentino Gutierrez, cappellano in
Arsenale, al quale una volta i dipendenti
donarono il biglietto aereo di andata e
ritorno in Colombia, suo paese originario,
per riabbracciare i suoi familiari? Al
religioso, deceduto due anni fa, sono
dedicate pagine facebook per ricordarne
gli esempi di vita condotta all’insegna
dell’immensa bontà e carità.

Osservando l’artistico pulpito, l’unico
delle chiese cittadine indenne dalla
campagna “modernizzatrice” degli anni
sessanta, Antonio Fornaro, studioso di
tarantinità e vecchio alunno del “San Luigi”, racconta che nella notte di Natale del
1956, studente di terza media, toccò a lui
salirvi per leggere l’omelia all’occorrenza
preparata. “Era consuetudine ogni anno
affidare a un alunno di terza media questa
incombenza, in verità molto ambita – ci
ha riferito Fornaro – Dovetti imparare a
memoria lo scritto di padre De Bonis,
con interminabili prove. Poi, quando salii
sul pulpito, vestito da chierichetto con la
cotta e il tricorno (una berretta in quel
tempo molto in uso fra il clero), riuscii
a vincere la grande emozione e declamai
l’omelia senza problemi”.

Un’altra descrizione, alquanto romantica,
del Natale al santuario ci viene da Nicola
Caputo in “Quel Natale fatto in casa”:
“Giovanissimo, mi capitò per qualche
anno di assistere alla Messa di mezzanotte nella chiesa di Monteoliveto, nella
città vecchia. Io, Tommaso, Carlo e altri
amici lasciavamo la casa degli squisiti e gentili signori Picardi che ci ospitavano
e ci dirigevamo a piedi verso la chiesa
… con quella sua piccola scalinata che
creava non poche difficoltà alle donne
anziane. All’interno, ci accoglieva un
piacevole tepore: il calore di uomini,
donne, bambini che, stretti uno accanto
all’altro, si riscaldavano a vicenda. Me
ne stavo sempre dietro, quasi poggiato al
portone del tempio. E guardavo la gente,
i santi, gli arredi sacri. A sinistra, l’altare
di Sant’Ignazio di Loyola, a destra, se
non ricordo male, quello di San Michele
Arcangelo. E fu proprio sotto quell’altare
che, il primo anno, scorsi una ragazza
che ancora adesso mi pare di rivedere
nel suo modesto cappotto marrone, la
sciarpa di lana bianca attorno al collo, la
trousse tra le mani. Gli occhi neri come
due cozze di Mar Piccolo, lo sguardo
ficcante, le guance arrossate dal vento di
tramontana che, poverina, per venire in
chiesa, s’era preso allo svoltare di ogni
vicolo…”.

Il professor Carmine Carlucci, presidente del Comitato per la qualità della vita,
conserva invece nitido il ricordo degli
anni trascorsi nell’oratorio dei gesuiti,
attivo con la guida di padre Barrella
negli spazi sottostanti l’istituto “San
Luigi”. “Diversi professionisti tarantini
– racconta – prestavano la loro opera
nel doposcuola, fra questi il farmacista
Settembrini e il futuro magistrato Saggese. In estate, dall’oratorio, scendendo
più giù, accedevamo al mare per fare
il bagno assieme ai padri. Quelli spazi
sono ancora accessibili e spero di tenervi
visite guidate”.
Molti scommettono sulla rinascita dei
luoghi antistanti il santuario, interessati
a diversi interventi di ristrutturazione,
alcuni già completati. Diverse famiglie
giovani, provenienti al di là del ponte, vi
stanno già risiedendo. È il caso di Cosima Fuggiano e Luigi Maggi: “Quando
dieci anni fa decidemmo di trasferirci
nelle immediate vicinanze di piazza
Monteoliveto, tutti ci dettero addosso,
dicendoci che ce ne saremmo pentiti in
quanto ritenuti luoghi del degrado e del
malaffare. Invece, a distanza di tempo, ci
sembra di vivere in un sogno per com’è
fantastico. Certo i problemi nell’Isola
non mancano, ma con l’aiuto di tutti, ne
siamo certi, il bello vincerà”.

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