25 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Gennaio 2021 alle 06:51:29

Cronaca

La ​Cgil fa quadrato attorno ai lavoratori somministrati​

​Il caso dell’impresa Ecologica che opera nel settore delle pulizie industriali ​

Paolo Peluso
Paolo Peluso

«40 lavoratori
dell’impresa Ecologica che opera
nel settore delle pulizie industriali
con commesse temporanee prevalentemente all’interno di ex Ilva e
Raffineria, da ieri sono diventati
lavoratori a tempo indeterminato».

Una buona notizia che la Cgil di
Taranto, assieme alla categoria di
settore, ovvero la Filcams, accoglie
come buon auspicio rispetto ad un
percorso che però la stessa organizzazione sindacale pone sotto la
lente di ingrandimento.
«I 40 lavoratori stabilizzati ieri,
infatti, appartengono ad una platea
ben più ampia di 126 dipendenti in
somministrazione con varie scadenze di contratto a termine. Per
alcuni di loro la scadenza era quella
dello scorso 31 dicembre – specifica Paola Fresi, segretaria della Filcams Cgil di Taranto – ma non sappiamo dire con certezza se tra quei
lavoratori che ieri hanno firmato il
contratto a tempo indeterminato ci
siano esattamente quelli sul filo di
lama di questa scadenza. Dunque
la buona notizia resta ma poco limpido sembra il percorso che riguarderà sia questi lavoratori che gli 86
rimasti per ora nel limbo del lavoro
in somministrazione.

L’Ecologica
infatti avrebbe proceduto alla stabilizzazione in cambio di un accordo di prossimità che proprio la Cgil
avrebbe deciso di non firmare. E’
uno degli effetti del Decreto Dignità che avevamo ampiamente preconizzato – sottolinea il segretario di
Nidil Cgil, Daniele Simon – perché
quel Decreto nato con l’intenzione
di cancellare la precarietà, di fatto
ha rilanciato l’ipotesi di accordi di
prossimità in materia di contratti
a termine, destrutturando il valore della contrattazione collettiva e
dello stesso Contratto Nazionale
di Lavoro. Quel contratto di prossimità firmato per i lavoratori di Taranto pur essendo uno strumento
legittimo – dichiara la Fresi – ha di
fatto barattato la presunta stabilità
di 40 lavoratori, in cambio del perdurare della precarietà per altri 86
che potranno in virtù di quell’accordo di prossimità continuare ad
essere lavoratori a termine fino
alla scadenza di ben 42 mesi. 86
lavoratori, 5 dei quali nel luglio
dello scorso anno finirono intossicati da emissioni di monossido
di carbonio durante le pulizie in
Acciaieria 1, e che ormai alla scadenza del loro contratto a termine
speravano in un decisivo cambio
di rotta delle loro esistenze – dice
Simon – e che invece potranno per
altri 42 mesi continuare a non ricevere straordinari, tredicesima,
maggiorazioni per lavoro notturno
o festivo e coprire turni di lavoro
impossibili grazie allo strumento
del Mog (monte orario garantito)
con cui sono stati ingaggiati dalla
loro agenzia di somministrazione,
malgrado il Mog non sia applicabile per legge al contratto multiservizi. Ragioni che hanno spinto
la Cgil a non firmare quell’accordo
in nome del principio di giustizia e
solidarietà sociale che da sempre è
suo baluardo».

«Ora si apre uno scenario nuovo su
quel fronte – continua Paola Fresi – anche in virtù della condizione stessa degli appalti all’interno
dell’ex Ilva, che entro il 31 marzo
prossimo, potrebbero subire mutamenti dettati anche dall’accordo
con i nuovi investitori di Arcelor
Mittal. In questa fase, così come
in quella delle verifiche trimestrali
la Cgil non intende arretrare di un
passo – dice la responsabile della
Filcams – e per tale ragione valuteremo di volta in volta i destini degli
86 lavoratori in somministrazione,
e quelli dei 40 a tempo indeterminato che assunti sotto il regime
del job act a marzo 2019, inoltre,
non avrebbero neanche maturato i
requisiti necessari per il mantenimento del posto di lavoro.
Sul tema interviene anche il segretario generale della Cgil di Taranto, Paolo Peluso.
«I 40 lavoratori stabilizzati restano
tristemente sullo sfondo di questa
vicenda che suona come un campanello d’allarme rispetto a tutto il
sistema degli appalti in Ilva e non
solo – dice il segretario della Cgil
– Purtroppo la legge introdotta con
il Decreto Dignità nasceva con l’intento di allontanare il più possibile
dalla condizione di precarietà migliaia di lavoratori, che oggi invece
a Taranto, come nel caso in questione, vengono trattati come merce di scambio e divisi tra di loro.
Uno scenario a tinte fosche su cui
intervengono anche con crudeltà i
temi della sicurezza e su cui sarà
necessario anche provare a responsabilizzare la grande industria».

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