25 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Novembre 2020 alle 17:23:31

Cronaca

​Trivelle, un mare di polemiche travolge il Movimento 5 Stelle

Raffica di critiche


Prova il contropiede, il
Movimento Cinquestelle. Assediato
nella propria area di rigore, il M5s affida ai parlamentari pugliesi una nota
per replicare in merito allo spinosissimo caso “trivellazioni nello Jonio”.

«Ciò di cui si parla in questi giorni
sono autorizzazioni alla ricerca e non
alla trivellazione e sono localizzate, in
ogni caso, fuori dal Golfo di Taranto»
dicono quelli che si definivano ‘portavoce nazionali’. «Sono tutti permessi
che hanno alla base pareri favorevoli
resi tra il 2016 e il 2017 da governi
targati Pd, pareri che oggi il Mise
non può superare se non esponendosi
alle iniziative delle società petrolifere.
Ciò che invece è possibile fare – e che
stiamo già facendo – per proseguire
nelle sedi istituzionali la nostra battaglia alle trivellazioni è agire per via
legislativa, mettendo così fine allo sfacelo creato dai vari Berlusconi, Monti,
Renzi. Stiamo bloccando circa 40
richieste di trivellazione con il decreto Semplificazioni, stiamo avviando
l’iter parlamentare di approvazione
della proposta del MoVimento a prima firma Vianello contro gli air gun
e per la predisposizione di un Piano
delle aree che preservi sempre più
ambiti territoriali dalle trivellazioni,
sia in mare che in terra. Nel frattempo al Mise – adesso sì – si sta già
procedendo al rigetto delle richieste
dei nuovi permessi di ricerca».

Ma
a rilanciare le accuse è il leader dei
Verdi, Angelo Bonelli, che per primo
ha fatto scatenare il caso: «Di Maio
non la racconta giusta quando afferma
che non ha rilasciato i permessi per la
ricerca di idrocarburi nel mar Ionio e
che l’autorizzazione è stata data dal
precedente governo (che certamente
ha le sue gravi responsabilità)» ha
dichiarato in una conferenza stampa.
«In realtà le autorizzazioni rilasciate
il 7 dicembre, come si evince dal sito del Mise. Le tre autorizzazioni sono
state firmate dal direttore generale
del dello stesso Mise, che ricordo a
Luigi Di Maio essere il ministero da
lui guidato. Quindi è sotto la guida di
Luigi Di Maio che si è dato il via alle
ricerche di petrolio nel mar Ionio».

«Per fermare le nuove trivellazioni
sarebbe bastato rinviare alla nuova
commissione di Via tutte le eccezioni
mosse dalla Regione Puglia per una
rivalutazione e neanche questo il Governo ha inteso fare. Senza dire che
basterebbe una norma piccola piccola
inserita in qualsiasi legge per bloccare
tutte le ricerche petrolifere nei mari
italiani» aggiunge il parlamentare del
Pd eletto a Taranto, Ubaldo Pagano.
«La Puglia è dalla parte dell’ambiente, della tutela del suo paesaggio e del
suo mare. E abbiamo il dovere di difendere le sue posizioni in ogni sede.
Anche con un consiglio regionale
monotematico da tenersi nella città
di Taranto. Da Taranto deve partire
un messaggio chiaro al Governo e al
ministro Di Maio: si amministra un
Paese con il coraggio e la coerenza
delle scelte e non rimangiandosi la
parola data. Per fortuna i pugliesi,
già presi in giro su Ilva e Tap, stanno
prendendo consapevolezza di queste continue giravolte romane».

Lo
dichiara il consigliere regionale de
La Puglia Con Emiliano, Giuseppe
Turco, firmatario assieme ad altri sei
colleghi ionici (Borraccino, Liviano,
Mazzarano, Morgante, Pentassuglia e
Perrini) di una richiesta di consiglio
regionale monotematico sulle trivellazioni nel mar Jonio. Molto duro il
commento del consigliere comunale
tarantino ex M5s, Massimo Battista:
«Il movimento ha fatto il contrario di
tutto quello promesso».

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