Cronaca

​Ambiente Svenduto, scintille tra avvocati​

L’ultima udienza caratterizzata anche dal gelo nell’aula


Ripresa fra gelo dell’aula e scintille fra legali
del Codacons e degli imputati. Il processo “Ambiente Svenduto” prosegue con l’esame di testi e periti delle parti civili.

Nell’udienza di martedì sono stati interrogati i periti del Codacons,
professori Matteo Vitali e Agostino Messineo. Il Codacons,
rappresentato dall’avvocato Carlo Rienzi, presidente e fondatore, ha chiesto i danni per malattie e decessi determinati,
secondo la tesi supportata da alcune perizie, dall’inquinamento
dell’Ilva. Neoplasie, diabete, patologie del sistema nervoso,
dell’apparato respiratorio, di quello riproduttivo maschile e
femminile, disturbi dell’umore e altro ancora. Un elenco di
danni alla salute riportati da una quindicina di pazienti (una
donna è morta alcuni giorni fa, ha riferito l’avvocato Rienzi),
ex lavoratori del siderurgico e residenti a Taranto, il cui carteggio è stato sottoposto alla prova del contraddittorio.

I legali della famiglia Riva e dei vertici dello stabilimento,
avvocati Pasquale Annichiarico e Stefano Loiacono, hanno eccepito la carenza e, in alcuni casi, anche l’assenza di
documentazione medica e di altro genere, tesa a dimostrare
l’esposizione alle emissioni nocive del siderurgico. I toni dello
scontro si sono alzati quando l’avvocato Annichiarico prima
e l’avvocato Loiacono successivamente hanno contestato la
documentazione di due malati di tumore. Plateale la prima
volta la reazione di Rienzi che si è tolto la toga preannunciando l’abbandono dell’aula. La seconda volta, rivolgendosi
al presidente Stefania D’Errico, ha ribattuto: “Continuano a
fare domande su dati documentali”. Immediata la replica di
Loiacono: “Su questi casi non c’è un dato documentale che dimostri l’esposizione all’inquinamento industriale e nemmeno
la residenza a Taranto per dieci anni o il tipo di lavoro svolto”.

Le diatribe hanno riguardato una donna a cui è stato diagnosticato un tumore alla tiroide del 2014, residente a Taranto fino al 1993 “quando non la
famiglia Riva ma lo Stato era proprietario
dello stabilimento siderurgico”, hanno evidenziato i difensori degli imputati.
L’esame dei testi delle parti civili proseguirà anche oggi e dovrebbe esaurirsi
lunedì prossimo, stando ai tempi previsti
fino a ieri.
Quindi l’esame degli imputati che hanno
fatto richiesta dovrebbe (il condizionale è
sempre d’obbligo) iniziare martedì. L’ordine non è stato ancora deciso ma si dovrebbe
procedere seguendo l’ordine dell’elenco
degli imputati.
A parte le immancabili schermaglie, a farla
da padrone nelle ultime udienze è il freddo
polare.

L’aula della Corte d’Appello, dove
il processo è stato trasferito da un mese
per l’inagibilità dell’aula bunker della
vecchia sede (causa un guasto all’impianto
elettrico), è un vero e proprio frigorifero e
per fronteggiare la temperatura gelida non
basta indossare cappotti e piumini, sotto o
sopra la toga. Così, infatti, sono costretti a
lavorare avvocati, pm, cancellieri, giudici
togati e popolari della Corte d’Assise,
testimoni, forze dell’ordine e chiunque
debba stare in aula per lunghe ore. Ieri
pomeriggio, il professor Messineo, durante
la sua deposizione durata alcune ore, ha
chiesto il suo piumino non essendo sufficiente a difendersi dal freddo la trapunta
che indossava.
Qualcuno ha preso il raffreddore o il mal
di testa. Non è difficile ammalarsi considerando che la temperatura interna anche ieri
non era diversa da quella esterna. Infatti,
uscendo non si percepiva alcuna differenza.
Singolare il destino di questo processo.

Diverse udienze della fase preliminare si
sono svolte nella palestra dei Vigili del fuoco trasformata in un forno crematorio con
oltre 40 gradi tanto da rendere impossibile
la chiusura delle porte. Il dibattimento si
tiene in un’aula frigorifero dove a “riscaldare” l’atmosfera ci pensano le diverse parti
processuali con una dialettica molto accesa.
I toni, però, non incidono sulla temperatura.

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