Cronaca

​La testimonianza: «Io, ucciso dall’amianto»​

​Il dramma di un ex operaio dell’Arsenale raccontato a Contramianto prima di morire​


«Luciano, voglio che gli altri debbano sapere cosa mi è accaduto, voglio raccontare la verità, cosa succedeva, come l’amianto era usato in officina e a bordo delle navi militari e perché sarò morto di questo mesotelioma ai polmoni».

Giovanni (nome di fantasia) era un pensionato dell’Arsenale quando rilasciò questa sua drammatica testimonianza a Luciano Carleo, presidente dell’associazione Contramianto. Giovanni, poco prima di morire, aveva voluto raccontare il suo dramma: una intervista registrata nel novembre del 2017, pochi mesi prima che il mesotelioma se lo portasse via. Giovanni è morto nella scorsa primavera ed oggi Luciano Carleo ha deciso di rendere pubblica questa sofferta testimonianza su un dramma che rimane ancora troppo sotto silenzio. Le parole di Giovanni sono state registrate e depositate alla Procura della Repubblica di Padova, che ha la centralità delle inchieste sulle morti per amianto nella Marina Militare.

Lunedì 14 gennaio dovrebbe essere letto in aula il dispositivo della sentenza che chiude il processo “Marina 2”. Nel precedente processo “Marina 1”, tra diversi gradi di giudizio e rinvii di Cassazione in Appello non c’è stata alcuna condanna. Ma c’è una verità vera che va oltre quella giudiziaria e quella verità è tutta nelle sofferte parole di Giovanni, operaio congegnatore che per quarant’anni ha lavorato a bordo delle navi a vapore e in officina. Assunto nel 1956 e pensionato nel 1995.

«Una vita – racconta Carleo – avvolta dalla polvere di amianto, la fibra killer che lo ha ucciso a settantacinque anni per mesotelioma pleurico maligno». Ed eccoli alcuni stralci di quella intervista raccolta e registrata da Carleo: Ha lavorato sempre in Arsenale?
Sempre in Arsenale, sempre al Reparto Congegnatori ed in particolare al Settore rimorchiatori per quarantanni

E prima di essere operaio ha fatto un corso di formazione?
Ho fatto un corso di formazione Allievo operaio dal 1956 fino al 1958 quando siamo transitati nella qualifica di operaio giornaliero.

Quali sono state le sue mansioni? Ha lavorato a bordo di navi o sommergibili?
Io avevo la qualifica di Congegnatore comune, poi ho fatto dei concorsi in Arsenale e sono transitato come Aggiustatore Meccanico Congegnatore di precisione però aveva poca importanza perché poi alla fine facevamo tutti lo stesso lavoro tutti che andavamo a bordo alle unità navali, in particolar modo nel caso mio sui rimorchiatori pontoni che erano tutte unità che andavano a vapore perché all’epoca l’energia che faceva muovere questi mezzi era il vapore e dove c’era vapore era pieno di amianto per proteggere le tubature impianti dal troppo calore e anche perché a bordo non ci si sarebbe potuto stare per il troppo calore (…) Quando andavamo a bordo a smontare questi macchinari, li liberavamo dall’amianto che li ricopriva, li smontavamo e li portavamo in officina, poi venivano tutti puliti con dei raschietti e poi lavati con il petrolio e soffiati per poterli portare alle macchine utensili per le rettifiche. Una volta rettificati venivano di nuovo lavati con il petrolio, soffiati con aria compressa e poi rimontati e si portavano a bordo per l’assemblaggio.

Di quale periodo stiamo parlando?
Questo lavoro è avvenuto già da quando ero allievo operaio, quando andavamo in officina ci affiancavano i maestri e li già ci mettevano a smontare a pulire, a grattare; abbiamo continuato a fare sempre questo lavoro fino a che non me ne sono andato in pensione perché al di la che si dice che l’amianto faceva male finchè me ne sono andato nel ‘95 le navi ancora ce l’avevano a bordo l’amianto.

Ma erano separati gli ambienti di lavoro?
L’officina era unica, lunga duecentotrenta metri.

Quindi quando portavate le apparecchiature e le parti smontate da bordo a terra, quella operazione di ripulitura e di rifinitura a terra avveniva senza delimitazioni?
Ai banchi di lavoro nel mio reparto settore rimorchiatori a fianco c’era un altro settore, a sinistra un altro settore, di fronte c’erano le macchine utensili. Praticamente stavamo tutti insieme, non avevamo un ambiente chiuso, separato e quando si finiva di pulire si buttava tutto a terra si dava una scopata alla meno peggio. Noi scopavamo il pavimento che all’epoca era pure fatto con tacchetti di legno, non era neanche un pavimento in cemento scopavamo quello che si poteva scopare perché poi il pavimento era abbastanza sconnesso si raccoglieva e si buttava nella spazzatura. Il pavimento era sconnesso… davamo una scopata, il resto rimaneva nell’ambiente.

Quando vi trovavate in presenza di coibentazioni per accedere alle flange o ai giunti e dovevate rimuovere le fasciature dalle tubolature e dalle aree come intervenivate?
Martello e scalpello. Rompevamo il rivestimento in amianto lo toglievamo con le mani perchè non c’erano né guanti né niente. Quando si smontava si faceva con il raschietto, con la spazzola di acciaio, quando passavi con la spazzola di acciaio si sollevava polvere. Non c’erano aspiratori per le polveri, c’erano soltanto dei termoventilatori, che non facevano altro che sollevare polvere.

Le sono mai state fornite maschere facciali o mascherine idonee per la difesa delle polveri?
Mai, mai. Soltanto negli ultimi anni ci hanno dato le scarpe antinfortunistiche, ci hanno dato il casco, un paio di guanti per quando lavavamo i pezzi nel petrolio.

È stato mai informato sui rischi presenti nel luogo di lavoro?
Mai, mai, altrimenti qualche precauzione avremmo cercato di prenderla, nessuno ci ha mai detto che l’amianto potesse essere nocivo alla salute. Negli ultimi anni se ne è ncominciato a parlare, prima che andassi in pensione, però eravamo pieni di amianto dappertutto e a quel punto il danno era stato già fatto. (…) facevano di tanto in tanto qualche visita medica però non ci è mai stato comunicato niente.

Quando era in servizio dove consumava il pasto?
I primi anni le mense non c’erano e il pasto si consumava in officina…. fino agli anni ottanta. Poi dopo sono state create le mense e andavamo a mangiare con gli stessi indumenti di lavoro.

Quando ha appreso di essere malato?
A gennaio 2015: ho avuto un dolore al fianco la notte di capodanno, sono andato in ospedale, mi hanno fatto una lastra e mi hanno detto che avevo avuto un versamento pleurico. Poi siccome sono caparbio, vedevo che stavo male, voglio sapere di che morte devo morire, e mi sono recato a Bari all’Ospedale *** dal Professor *** in un reparto di chirurgia toracica. Sono stato quattro giorni in ospedale mi hanno fatto questa tarocoscopia e l’esito è stato mesotelioma pleurico maligno e di li è incominciata tutta la mia trafila… chemioterapia… tutti ‘sti cicli. Sono ormai due anni che sto facendo chemioterapia, che a un certo punto mi ha fatto anche male perché ho avuto una reazione allergica e mi hanno sospeso e salvato per i capelli perché mi ero tutto gonfiato; poi me l’hanno cambiata e adesso sto facendo ancora un’altra chemioterapia.

Sa di altre persone all’interno della vostra officina che si sono ammalate?
Ce ne sono tante persone all’interno della mia officina che si sono ammalate e poi sono morte, però che loro abbiano saputo di che malattia sono morti ho dei seri dubbi. La mortalità degli operai in officina, quando io ero in servizio, era altissima. Un anno nel mio reparto eravamo sessantacinque, morirono sei o sette persone. Però non si è mai saputo di che cosa sono morti.

Giovanni è morto pochi mesi dopo aver rilasciato questa drammatica testimonianza. Contramianto ha censito tra i propri assistiti 335 casi di patologie asbesto correlate, operai diretti, indotto e Militari Marina, di questi 141 sono le vittime che Contramianto ha già portato all’attenzione della Procura di Padova. Nella casistica Contramianto sono riportati in archivio per Marina Militare 190 tumori provocati dall’amianto, di questi 94 sono mesotelioma, gli altri 96 cancro al polmone, alla laringe, al rene e in altre sedi.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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