Cronaca

​La disfatta dell’arte e la filosofia religiosa di Gio Ponti​

Materassi nei pressi della Concattedrale


Vado spesso a Milano. Vado meno spesso a
Parigi. Ho visitato la mostra parigina. Abito le opere di Gio
Ponti quotidianamente a Milano. Quello che era stato definito
il “Pirellone” era ed è l’idea di un processo artistico spaziale
e dai connotati contaminanti.

Ho fatto alcune conferenze su Ponti e abbiamo realizzato
diversi Video con la brava giornalista e scrittrice Stefania
Romito che vive la Milano di ieri e di oggi. Tutti gli incontri su
l’artista materico della spazialità includono necessariamente
la “Grazia di Dio” di Taranto.
Così considerata nei modelli del sacro artistico delle architetture. A marzo è fissato un incontro a Milano per ricordare
il valore artistico di una Cattedrale in terra di Magna Grecia,
ovvero Taranto.
L’incontro si farà a Milano, dico bene. Successivamente sarà
protagonista nelle giornate del Nuovo Rinascimento, ancora
a Milano, per celebrare il più straordinario filosofo delle
architetture filosofiche. Gio Ponti.

Dalla laicità alla sacralità
della metafisica dei luoghi.
La Concattedrale di Taranto ha proprio questa caratteristica.
La metafisica della arti che diventano modelli contaminati e
contaminanti. Ciò che non si riesce a comprendere bene è il
fatto che Gio Ponti ha posto insieme, intrecciando, la laicità
del pensiero leonardesco rinascimentale con la teologia del
rito sacrale non annullando escludendo nessun fattore. Ha usato non l’architettura
tradizionale ma la filosofia delle arti
come se fosse un arcaico scalpellino.
Questa esperienza è stata marcatamente applicata alla ontologia delle
arti per dare vita alla “Madre di Dio”
di Taranto. È l’unica in tutto il mondo che può essere letta tra materiale
rinnovato e pensiero tradizionale. Una
innovazione che va oltre il significante
dei linguaggi architettonici. Michelangelo
aveva attraversato questo viaggio.
Taranto che con Gio Ponti è al centro di discussioni di nuove
forme di arte avrebbe dovuto comprendere il volto di “Dio”,
metaforicamente, per rileggere il dialogo tra religiosità e arte.

Non siamo neppure a questo primo elemento.
Taranto tutto brucia per mancanza di vero spessore culturale.
Io sono dei pochissimi che può dimostrare ciò. Perché non
ci improvvisa esperti o interpreti di una città come Taranto
non legata solo alla Magna Grecia. La Concattedrale è anche
saggezza di una vera Magna Grecia conosciuta nelle sue
appartenenze.
La Magna Grecia non nasce Magno Greca e tra le epoche
non resta tale perché vive di processi appunto epocali tra
le civiltà che diventano espressione di identità. Taranto di
quante identità vive? Qui è il nodo di Gordio. Ma ridurre
la geografia intorno alla quale vive la Concattedrale in uno
stato non solo periferico ma inguardabile significa fare terra
bruciata vera alla cultura.
Il Fusco che si riapre non è cultura. È manutenzione riadattata
di una storica struttura. Punto. Il cartellone teatrale è il già
visto.

Dunque. Gio Ponti Carlo Belli, il vero inventore del
Convegno della Magna Grecia, Salvatore Quasimodo che
ridà grandezza a Leonida di Taranto sono i coprotagonista
di una civiltà “nobile” di una Taranto morta.
Con le celebrazioni pontiane, Taranto, come con la Mostra
degli Ori di Taranto, avrebbe potuto avere il senso vero di una
appartenenza alla storia della bellezza. Io ho programmato
diverse conferenze nel mondo.
La foto con i materassi adiacenti alla “Madre di Dio” sarà
mostrata per testimoniare dove e come viene rispettato il
senso della bellezza. Può non piacere la Concattedrale? Non
si tratra di questo.
Gio Ponti a Taranto ha lasciato la grande arte che parte dal
mondo ellenico e giunge agli Orienti rinascimentali attraversando le cattedrali post e pre barocche per culminare al
moderno nel contemporaneo. Taranto aveva e ha un lascito
non solo che non è stato capito ma soprattutto non rispettato.
Anche sul piano religioso una parola sarebbe stata utile (sic!).

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