Cronaca

​L’abusivismo edilizio non può diventare legge​

Con il “decreto Ischia” lo stato di diritto fa un passo indietro


Si parla ormai molto di padri, in Italia. Anch’io vorrei
tanto parlare di mio padre.
Eravamo poco dopo la metà degli anni Cinquanta, in quegli anni andavamo a villeggiare a Lama.
Ai tempi era quattro casette, due o tre ville anni Trenta che noi ragazzetti
consideravamo con una certa invidia, per noi lontane e non frequentabili.

Tutto il resto verde e poi scogliere ed uno splendido affaccio a Mar
Grande; e tanti campi coltivati.
Mio padre, maresciallo di marina, tarantino “delle cozze”, aveva iniziato come marinaio volontario, prendeva d’estate in fitto una casetta
di campagna da qualche contadino del luogo. La mattina ci incamminavamo per una strada che scendeva al mare mentre un refolo di vento
saliva con l’odore di salsedine. Un paradiso. Il mare era libero, bastava
scegliere un punto qualsiasi. Prendevamo il sole e facevamo i bagni,
tuffandoci da qualche scoglio più isolato ed alto sul mare.

Terminate
le due o tre ore lì, sulla scogliera “prendevamo la strada sotto i piedi”
e tornavamo a casa, lontana due o trecento metri, in piccole comitive
nelle quali scherzi e risate erano l’accompagnamento quotidiano. Avevo
fra i quindici e i sedici anni. In quel tempo mio padre fu avvicinato da
alcuni conoscenti del luogo. Gli proposero di acquistare un bel po’ di
terreno. “Così vi fate una villetta”. Per invogliarlo lo informarono che
fra l’anticipo e qualche rata un bel pezzo di suolo diventava suo, con
facilità. “Poi rivendete una parte (la lottizzate, oggi diremmo) e con
quei soldi vi fate la villetta, senza problemi”. Mio padre chiese se lì
fosse poi consentito costruire. “Probabilmente!” Nell’incertezza, con
la sua fissazione di rispettare la legge (“noi poi, siamo militari …”),
andò in Comune e si informò. Incontrò quei conoscenti e raccontò che
gli avevano spiegato che con la costruzione su terreno agricolo, cosa
vietata dalla legge, diventava abusivo e poteva essere anche denunziato
penalmente. L’affare non si fece: sarebbe stata una bella cosa avere una
villetta, ma non a quelle condizioni.

“Non contro legge”; discorso chiuso.
Il resto non è storia di famiglia. Lama, come tanti posti del litorale, si
riempì di case abusive una più kitsch dell’altra, e il paesaggio in vent’anni
andò … a ramengo. Come in molte parti d’Italia.
Mia madre negli anni si infastidì non poco vedere “semplici operai” che
s’erano fatti la villetta, persino sulla scogliera, “e noi invece…”. Anni
dopo acquistammo una casa in città, con il mutuo; tutto lì. Dei tre figli
(una femmina e due maschi) uno, appena diplomato, ebbe la fortuna di
diventare docente di ruolo. Questo figlio, che sono poi io, si impegnò
nelle associazioni di protezione del paesaggio e negli anni Sessanta ed
Ottanta (con Antonio Rizzo, in Italia Nostra, e poi nel Gruppo Taranto),
si recava dagli abusivi dei litorali, spiegava che avrebbero per sempre
distrutto la possibilità delle nostre splendide spiagge e scogliere di
farci diventare come Rimini, ricca e distributrice di posti di lavoro nel
turismo balneare. I litigi con gli abusivi erano quotidiani.

Litigi, ma
anche rischi, perché questa gente si incattiviva: “perché non vi fate i
fatti vostri?” Articoli sui giornali, polemiche. Il Comune?, poco quanto
niente. Ottenemmo finalmente l’ordinanza di demolizione delle villette
abusive di Lama, ma un’opposizione della gente – con i bambini – che
diceva di abitare lì per necessità (ma invece era un albergo) fermò la
ruspa che aveva cominciato a sbocconcellare un angolo del tetto del
grande ristorante (per famiglie?). I carabinieri, presenti per consentire
l’abbattimento, furono richiamati, e tutto finì lì. Il sig. Antonio di Maio
negli anni Ottanta aveva sopraelevato, facendosi un grande appartamento abusivo e si ritiene nel giusto “perché qui tutti fanno così”.

L’abusivismo precedeva la nascita di Luigi, vicepresidente del Consiglio
dei ministri: il figlio non c’entra nulla. Trovandosi in difficoltà il padre
di Luigi di Maio organizzò una società a Mariglianella immettendo il
figlio Luigi (proprietario al 50 per cento) e, credo, sua moglie (docente
statale). Prestanomi, a quanto pare, per evitare un salasso dall’Agenzia
delle Entrate. Essere prestanome non è mai bello, ed è pessima cosa se
serve per aggirare le tasse. Ma quale figlio nega di aiutare il padre? per
dovere filiale? Ma la sua carriera politica al grido di “onestà onestà”,
quindi rispetto integrale della legge, pretendeva che l’essere “prestanome” andava segnalato, dopo la sua elezione a parlamentare.
Tuttavia non è tanto inaccettabile il Luigi di Maio dell’episodio familiare.
Inaccettabile è il decreto Genova, nel quale il Vicepresidente Di Maio
ha costretto Genova ad avere … Ischia nella sua provincia. Ha preteso
un aiuto di Stato per le case crollate per il terremoto ischitano, ma il
contributo prevede che possa andare anche alle case abusive. Con una
protervia del potere che neppure gli Andreotti, i Rumor, i Tanassi della
primissima Repubblica.

Oggi, se mio padre fosse vivo, dovrebbe pagare le tasse anche per ricostruire ville abusive che hanno offeso il territorio di Ischia, e la legge; e
con il decreto “Ischia”, anch’io, come tutti gli italiani, con le mie tasse
dovrò contribuire a ricostruire le ville abusive ischitane. Insomma, con
Di Maio Vicepresidente l’abusivismo vince; nella campagna elettorale
aveva declamato “la casa è un diritto”, a tutti i costi quindi, anche di
fare l’abusivo dell’edilizia., cioè violare la legge. Come gli arrabbiati
abitanti di Mariglianella, con le urla ai giornalisti “di non rompere”,
perché da sempre “hanno fatto così”: avere una
casa è un diritto anche se abusiva. No: avere casa
è un diritto, ma non lo ha stabilito il medico che
te la devi costruire per forza, anche abusivamente.

Quanti sono andati in fitto come mio padre? per
non infrangere la legge? Tanti. Di questi non si
parla mai Ma è tanto difficile per gli italiani capire
che il rispetto della legge è la base del viver civile?
Aggiungo qui una considerazione, diciamo, antropologica: chi ha vissuto “normalmente” in quei
manufatti abusivi ha ricordi, sensazioni felici ecc.;
comprendo. Quindi sarà restìo a considerarli negativamente, a riflettere sul danno che l’abusivismo
edilizio ha fatto all’Italia. Se non si percepisce
l’enormità dell’ingiustizia ed il suo danno allora
si parte dal “lasciateci vivere a modo nostro!” Da
abusivi. Ma chi dirige lo Stato dovrebbe capirlo,
altrimenti marcisce anche lo stato di diritto.

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