Cronaca

​L’invito di Violante: tornare al confronto​

L’ex presidente della Camera all’Aristosseno


«Le leggi finché ci sono
vanno rispettate. Se non ci piacciono, si fa
la battaglia politica per cambiarle. Ci sono
anche gli strumenti giuridici per farlo,
ma io preferisco sempre la via politica,
perché è la politica che sposta le forze e le
opinioni. E anche l’obiezione di coscienza
non può essere arbitraria ma deve essere
esercitata nei casi previsti dalla legge.
In questo senso mi sento più vicino a
Creonte, che preferì la ragione di Stato
alle ragioni individuali di Antigone. In
ogni caso starei attento a parlare di leggi
immorali. Ci sono leggi sbagliate, più che
immorali, e la parola “morale” la userei
con parsimonia perché usarla troppo ne
logora il senso e ne fa perdere l’efficacia».

Luciano Violante si conferma politico,
seppure non più attivo, di raffinata levatura culturale. Viaggia dalle tragedie greche
allo scontro sui migranti, cita i Vangeli
e colloca la scelta tra Barabba e Gesù
in un problema di scarsa informazione
del popolo, cioé dell’opinione pubblica.
Pur distinguendo tra informazione e
conoscenza. Ospite del Liceo Aristosseno in occasione della Notte Nazionale
del Liceo Classico, l’ex presidente dela
Camera dei Deputati, presentato dal
dirigente scolastico Salvatore Marzo, ha
parlato del suo libro “Giustizia e mito:
con Edipo, Antigone e Creonte” (Il
Mulino), scritto con Marta Cartabia. Ma
la presentazione del libro, davanti all’attenta platea di studenti e docenti, è solo
un pretesto. Un pretesto per suggerire
riflessioni, non fermarsi in superficie e
invitare alla ricerca del confronto che
oggi sembra scomparso dalle modalità
dell’agire politico.

E soprattutto, è un
invito a comprendere anche le ragioni
dell’altro, perché anche l’avversario può
avere ragione: «L’altro, si chiami Lega,
Cinquestelle o Pd, è impossibile che abbia sempre torto. La fatica di spiegare le
proprie ragioni è l’essenza della politica.
Io diffido di chi propone soluzioni. Il
compromesso è l’intelligenza di cedere
su alcuni punti per capire l’altro».
«Nella mia prima esperienza parlamentare – ha raccontato Violante – mi colpì un segretario d’aula, alla Camera, che ad
un esuberante mio collega di partito che
inveiva contro gli avversari disse: “Siamo qui per parlare con quelli che non la
pensano come noi”. Fu per me un grande
insegnamento. Oggi si è chiusi in una bolla: ognuno sta con chi la pensa come lui,
mentre la politica è proprio discussione
con chi ha idee diverse. La funzione del
Parlamento sta proprio in questo».

L’incontro con Violante – al quale è intervenuto anche il rettore dell’Università di
Bari, Antonio Felice Uricchio – si rivela
una corroborante scintilla che accende
il fuoco di verità che bruciano. Anche
quelle più difficili da accettare. «Le leggi
razziali – ha ricordato – furono approvate
all’unanimità dalla Camera e al Senato
ci furono appena sedici tra astenuti e
contrari. L’Italia preferì girare la testa
dall’altra parte».

Parole che incidono,
perché pronunciate da chi è nato in un
campo di concentramento (in Etiopia, in
un campo inglese) da padre comunista
e madre ebrea e da chi è stato amico di
Primo Levi.
Infine, a margine dell’incontro, un pensiero su Taranto: «Non ci si può fossilizzare solo sulla vicenda Ilva. Lo scontro
tra ambientalisti e industrialisti continuerà chissà ancora per quanto e per uscire
da questo conflitto bisogna valorizzare le
altre risorse che ha questa città. Qui c’è
un museo straordinario, tra i più importanti d’Europa. Ho faticato a convincere
miei amici tedeschi in vacanza in Puglia
a visitare il MarTa. Non volevano venirci
perché identificavano Taranto con l’Ilva.
Poi l’hanno visitato e tornati in Germania
hanno convinto altri loro amici e venire
qui. Valorizzando queste risorse riusciremo a superare anche l’altro problema».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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