x

23 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Maggio 2022 alle 22:57:00

Cronaca

Blitz Madame, l’arcivescovo sospende il prete

La decisione in via cautelativa


Dopo il blitz “Madame”
l’arcivescovo mons. Filippo Santoro
ha sospeso don Saverio Calabrese.

“In merito alle ultime gravi vicende
ascritte a carico del parroco di Monteparano, il sacerdote Saverio Calabrese, – si legge in una nota- l’arcivescovo
di Taranto monsignor Filippo Santoro,
ha provveduto immediatamente, in
via cautelativa, al decreto di sospensione dell’interessato dal ministero
pastorale. Se le autorità competenti lo
consentiranno, l’arcivescovo auspica
che il provvedimento al quale don
Calabrese è stato sottoposto, possa
essere trascorso in un luogo diverso
dal territorio parrocchiale per ovvie
ragioni riconducibili alla serenità e al
rispetto per la comunità monteparanese. È ai parrocchiani, infatti, che va il
primo pensiero di paterna vicinanza di
monsignor Santoro in questa difficile
prova.

L’arcivescovo assicura che fin
da oggi la comunità sarà seguita da
un sacerdote incaricato dalla curia.
Attendendo le motivazioni non ancora pienamente conosciute circa le
misure restrittive nei confronti di don
Saverio, per il quale non verrà meno
l’interessamento della Diocesi, invita
l’intero presbiterio e tutta la comunità
diocesana alla preghiera e alla fiducia
nella Chiesa e nelle Istituzioni”. Nel
corso delle indagini è emerso che il
gruppo per garantirsi il “controllo”
di almeno una delle ragazze, ovvero
costringerla a consegnare danaro ed
a prostituirsi, tratteneva i documenti
di riconoscimento, minacciandola di
spedizioni punitive nel caso si fosse
ribellata. Due dei componenti risultavano detenuti in Francia, presso
il carcere di Lyon Corbas, per gravi
reati contro la persona (fra cui anche
quello di tratta di esseri umani ed associazione a delinquere).

Dall’interno
delle mura del carcere in cui erano
detenuti, i due proseguivano tuttavia
a compiere l’attività llecite, gestendo a
distanza (via internet) l’attività delle
giovani donne (di cui ricevevano parte
dei ricavi). L’analisi di alcuni video
postati su profili Facebook a loro
riconducibili, dalla cui visione si comprendeva chiaramente che nel corso
delle registrazioni si trovavano entrambi all’interno di una stanza dalle
caratteristiche di una cella carceraria,
ha consentito di appurare come i due
avessero la disponibilità di apparecchi
cellulari, impiegati per eseguire i collegamenti via web. Gli altri indagati
sono di Taranto, San Giorgio Jonico
e Monteparano. Soltanto uno è finito
in cella per essersi organizzato con
l’affitto (a lucciole e trans), di vari
immobili situati in Via Crispi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche