Cronaca

Sindacati all’attacco. Nel mirino finiscono “quelli dell’apecar”


TARANTO – “Abbiamo subito attacchi durissimi da parte di “quelli dell’apecar” e di Usb che evidentemente sono la faccia della stessa medaglia”. Questa mattina i tre segretari di Fiom, Fim e Uilm hanno tenuto una conferenza stampa, nella sede di piazza Bettolo, dove c’era un notevole dispiego di forze dell’ordine. Un incontro indetto per spiegare il loro punto di vista sull’infortunio avvenuto martedì scorso all’Ilva, nel quale è morto Claudio Marsella, lavoratore in forza al Mof (Movimento Ferroviario). “Noi lo chiamiamo infortunio, non incidente – ha spiegato Donato Stefanelli, della Fiom Cgil. La conferenza la stiamo facendo ad una settimana dalla tragedia perchè ci sembrava giusto consegnarci al silenzio nel rispetto della famiglia di Marsella”.

E subito i sindacati hanno parlato degli accordi sul Mof, tanto contestati in questi giorni. “A differenza di quanto detto, sono stati molto importanti perchè hanno implementato la sicurezza, aumentando il personale di quella attività. A monte di quegli accordi su quelle postazioni si erano verificati due incidenti mortali (nel 1991 e nel 1995). Erano morti due operai schiacciati in presenza di due o tre operai. Gli accordi del 1999 e del 2010 sono stati fatti con l’intento di sopprimere quelle operazioni svolte in presenza di più persone. Questa è la smentita alla campagna diffamatoria nel nostri confronti. Dall’introduzione di quegli accordi fino a martedì scorso quegli incidenti non si sono più verificati”. Stefanelli ha aggiunto che non si tratta di accordi di due o tre pagine come quelli mostrati in questi giorni, ma di veri e propri dossier. “Nessuno oggi è in grado di dire quale è stata l’esatta dinamica dell’infortunio – ha aggiunto Antonio Talò, della Uilm. In questo le indagini ci aiuteranno a capire”. “Quella mattina ero in ilva- ha raccontato Mimmo Panarelli della Fim. La cosa che più mi ha colpito è che appena è iniziata a circolare la notizia, mentre cercavano di capire cosa fosse successo, l’Usb strumentalizzava l’accaduto, additando i sindacati come responsabili. Ci hanno chiamati assassini, mentre occupavano abusivamente questo palazzo. L’assalto alla sede dei sindacati non si vedeva dalle pagine più nere della nostra storia. Abbiamo ricevuto insulti, minacce, offese. In questa città sta crescendo un’istigazione all’odio e alla violenza da parte di Usb e Liberi e Pensanti, con i quali non ci sono margini di confronto”. I segretari dei metalmeccanici hanno evidenziato che non lasceranno nessun lavoratore solo, a partire da quelli del Mof e che in questo periodo in Ilva si lavora senza tranquillità. Anche per questo per oggi alle 14 è stato fissato un incontro tra azienda e sindacati. “L’Aia doveva rappresentare quello spartiacque tra azienda e procura – ha aggiunto Panarelli. Oggi l’Aia c’è, è molto dura, ma c’è ancora un insopportabile silenzio da parte dell’Ilva, un silenzio che ci preoccupa. Già da tempo l’azienda avrebbe dovuto presentare un serio piano di investimenti. Noi lo ribadiremo nell’incontro di oggi”. Il sindacalista ha aggiunto che lo sciopero del Mof sta creando problemi. “I treni nastri 1 e 2 fino a ieri sono stati fermi. Ieri il treno nastri 2 è ripartito, molto lentamente. Presto si potrebbero fermare altri impianti, come il treno lamiere”. Anche Stefanelli ha ribadito che l’Ilva deve dare risposte. “Il Mof coinvolge poche decine di operai ma è una postazione nevralgica all’interno dello stabilimento – ha sostenuto. Il clima di confusione in cui attecchisce la strumentalizzazione di Usb e Liberi e Pensanti è determinata dall’Ilva, che non è mai stata chiamata ad assumersi le proprie responsabilità. Dal 26 luglio, giorno del sequestro nulla è cambiato, si continua a produrre come un anno fa. L’Ilva deve dirci come affronterà il problema del Mof e del risanamento perchè le due cose vanno insieme. Lo ribadiremo nell’incontro di oggi”. Intanto in tarda mattinata in città è circolata la notizia relativa all’ok all’Aia da parte dell’Ilva. Al momento di andare in stampa nè in Provincia, nè al Comune era arrivata la comunicazione dell’azienda.

Serena Scarinci

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