Cronaca

L’Archita merita di meglio


TARANTO – Ancora altri due, tre giorni di convivenza. Il tempo necessario a stilare la richiesta ufficiale e a farla recapitare alla ditta che sta eseguendo i lavori. E così lo stop temporaneo alla ristrutturazione di Palazzo degli Uffici dovrà attendere i tempi tecnici per la messa in sicurezza del cantiere. E, anche in questa circostanza, a dare la lezione sono i ragazzi dell’Archita che stamattina hanno deciso ugualmente di entrare in classe pur essendosi viste riconosciute le ragioni che li hanno portati qualche giorno fa a scioperare manifestando in piazza Garibaldi. “Stop ai lavori per azzerare il rischio di creare ulteriori disagi o mettere in pericolo la sicurezza di studenti, docenti e personale amministrativo che studiano e lavorano al liceo Archita” ha annunciato la Provincia al termine della riunione tenuta a Palazzo del Governo con i rappresentanti di Comune, Provincia e scuola (alunni e genitori compresi) mentre era assente la ditta.

Un incontro fortemente voluto proprio da chi da due settimane a questa parte varca i cancelli della scuola sapendo che oltre alle lezioni, ai libri, ai banchi e alle interrogazioni dovrà affrontare lo stress di cercare di seguire tra i rumori del cantiere che, dopo anni di rinvii, ha preso vita un paio di settimane fa. Tocca al Comune formalizzare la richiesta alla ditta, che dovrà sospendere i lavori almeno per il tempo necessario ad individuare una nuova sede per i ragazzi dell’Archita, già divisa tra la sede storica (da liberare) e due succursali, quella di via Pitagora (la ex scuola media Mazzini) e quella di via Bruno. Orientativamente ci vorranno un paio di giorni per dire addio – o meglio, arrivederci – ai lavori, a martelli pneumatici e polveri varie. Giorni di pausa che serviranno alla Provincia, che dovrà lavorare in tandem col Comune, ad individuare un elenco di soluzioni alternative. A trovare cioè una struttura in grado di ospitare quel che resta nel liceo nell’ormai fatiscente palazzo del Borgo umbertino, ovvero le nove classi del classico, le cinque del musicale più le aule che servono per lo strumento, biblioteche ed uffici amministrativi. E visto che i lavori, già rinviati a più riprese nel passato, non potranno restare sospesi in eterno – anzi, bisognerà far presto – il prossimo appuntamento al quale l’ente di via Anfiteatro, dopo aver studiato tutte le possibilità con il Comune, dovrà presentarsi con una lista di alternative, dovrà concretizzarsi nel giro di una settimana. All’inizio della prossima settimana, carte alla mano, gli enti incontreranno una seconda volta studenti e prof per capire quale soluzione potrà essere la più congeniale al trasferimento necessario all’esecuzione dei lavori. Una sistemazione che per forza di cose sarà migliore del trattamento riservato fino ad oggi alla comunità scolastica dell’Archita che tra un po’ arrivava ad entrare in classe con l’elmetto, per far capire alle istituzioni che era impossibile andare avanti tra impalcature e operai. Una cosa è parsa chiara: oneri per trasloco ed eventuali carichi di locazione dovranno essere sopportati dal consorzio incaricato dei lavori, secondo contratto. Meno certa la destinazione futura – i lavori andranno avanti almeno per 36 mesi – degli studenti. Finora ad emergere sono state le proposte di studenti e docenti. I primi hanno rimarcato la necessità che la ‘loro’ scuola non perda la centralità che da sempre caratterizza il lo storico liceo tarantino. Insieme ai professori ci hanno ragionato su. E mentre gli operai allestivano i ponteggi e si preparavano all’avvio del cantiere, loro cercavano di capire dove poter traslocare, individuando una rosa di quattro alternative, già presentate ieri alla Provincia, alla quale spetterà l’ultima parola sul trasferimento. Tra le proposte ci sono i due plessi dell’ex Mazzini e la sede di via Bruno (di cui si chiede l’utilizzo del sesto piano), ma, hanno scritto i docenti in una lettera in cui si dicevano preoccupati per l’incolumità dei loro alunni, si potrebbero anche utilizzare i piani vuoti della scuola elementare XXV Luglio, o l’ex Provveditorato agli Studi in via di Palma. O, infine, la sede dell’ex scuola elementare Consiglio ubicata nella Città Vecchia. Una soluzione, quest’ultima, congeniale anche agli studenti, molti dei quali sono pendolari. Tramontata invece l’ipotesi di trasferimento nell’ex questura perché i locali non sono idonei. essere la più congeniale al trasferimento necessario all’esecuzione dei lavori. Una sistemazione che per forza di cose sarà migliore del trattamento riservato fino ad oggi alla comunità scolastica dell’Archita che tra un po’ arrivava ad entrare in classe con l’elmetto per far capire alle istituzioni che era impossibile andare avanti tra impalcature e operai.

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