Cronaca

​«Ora serve un tavolo di concertazione»​

La richiesta del consigliere comunale e provinciale Piero Bitetti

Piero Bitetti
Piero Bitetti

«Il richiamo alla compattezza istituzionale e territoriale se non
ancorato alla realtà dei fatti rischia di
essere percepito dai cittadini come un
maldestro tentativo di rinvigorire un
altrimenti soporifero dibattito politico».

Lo afferma Piero Bitetti, consigliere
comunale e provinciale, in riferimento
alle occasioni di sviluppo del territorio
jonico.
«A Taranto non abbiamo più un luogo
di confronto per elaborare e condividere
progetti, per discutere degli investimenti
da realizzare per sostenere la crescita
economica e l’occupazione – afferma
Piero Bitetti. Un esempio? Lo stato
degli investimenti riguardanti le infrastrutture. Dove si discute di trasporti,
dove si analizza lo stato dei lavori delle
misure di intervento decise dai più
alti livelli istituzionali che interessano
il nostro territorio? In quale luogo la
classe dirigente ionica si ritrova per
rinsaldare quella alleanza strategica tra
istituzionali locali, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali di cui
tanto si parla? A queste osservazioni
è purtroppo facile replicare: non esiste
un luogo di confronto in cui si discute
di queste tematiche.

Eppure ne abbiamo
un disperato bisogno. Perché Taranto
e la sua provincia continuano ad essere isolati dal punto di vista logistico:
perché i collegamenti con gli aeroporti
pugliesi, Bari e Brindisi, continuano ad
essere inefficienti; perché abbiamo a
disposizione lo scalo di Grottaglie ma
ancora non siamo in grado di sfruttarne
a pieno le potenzialità e non certo per
responsabilità di soggetti istituzionali
ionici; perché ancora non sappiamo
come e in quale misura gli investimenti
programmati dal ministero della Difesa
potranno arrecare un beneficio non solo
immediato ma di medio e lungo periodo
al nostro territorio. E stessa cosa dicasi
per il destino dell’area portuale tarantina.

All’isolamento logistico si somma,
diremmo così, quello politico, altrettanto grave e penalizzante – evidenzia
il consigliere comunale e provinciale.
Come si capisce da questi pochi esempi,
non ci riferiamo a disquisizioni ontologiche ma a temi che se correttamente declinati, in termini di impegno comune e
di qualità degli investimenti, potrebbero
finalmente cambiare – e in positivo – il
nostro futuro. Perché parliamo appunto
di sviluppo, di posti di lavoro e della
possibilità delle nostre imprese di creare
ricchezza per il territorio ionico. Ma per
fare tutto questo abbiamo appunto bisogno di un Tavolo di Concertazione per
consentire al Comune di Taranto e alla
Provincia, alla Camera di Commercio,
ai sindacati e alle associazioni datoriali
di ritrovarsi e fare sintesi. Un organismo
snello che sia in grado di qualificare
la sua attività parlando di progetti e di
investimenti, ma anche capace di fare
il punto sul cronoprogramma relativo
a quelle opere non ancora completate
ma lungamente attese dalla comunità
ionica. A che punto è, per esempio, la
Regionale 8? E ancora: del progetto per
la costruzione del nuovo ospedale cosa
sappiamo? A quali principi e obiettivi
sono state improntate le relazioni industriali con Arcelor Mittal e le altre realtà
produttive operanti nell’area tarantina?
A queste domande occorre fornire delle risposte: il Tavolo di Concertazione
potrebbe essere il luogo privilegiato in
cui formularle».

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