Cronaca

Cassa integrazione per 2.000 operai. Sindacati inferociti


TARANTO – “La Fiom è indisponibile a trattare l’argomento in assenza di un vero tavolo negoziale sulle prospettive, sul piano di risanamento del sito, sulla piattaforma della Fiom. Il tempo è scaduto. Riva e Ferrante dichiarino i propri impegni” ha detto il segretario Donato Stefanelli, dopo l’incontro di ieri pomeriggio con l’Ilva. “Non c’è discussione che tenga – ha aggiunto Mimmo Panarelli, segretario della Fim-Cisl – poiché l’Ilva, ancora oggi, non ha reso nota la propria volontà circa il piano di investimento per la messa a norma degli impianti”. Nelle parole del segretario della Fim c’è un chiaro riferimento alle prescrizioni date dalla magistratura tarantina e all’Autorizzazione integrata ambientale, questioni sulle quali l’Ilva non ha ancora dato risposte convincenti.

“Ogni iniziativa di ricorso agli ammortizzatori sociali – dice Panarelli potrà essere discussa solo dopo che l’azienda avrà chiarito la sua posizione rispetto all’Aia, quindi al piano di investimento”. L’azienda ha annunciato la cassa integrazione per 2.000 lavoratori dell’area a freddo, cioè di quei reparti non interessati al sequestro giudiziario perché inquinano: il tubificio 1 e 2, rivestimenti, treno nastri 1, treno lamiere, officine centrali di manutenzione e una parte della laminazione a freddo. Dovrebbe partire dal 19 novembre, per tredici settimane. La richiesta di cassa integrazione non ha alcuna attinenza con lo sciopero degli ultimi giorni del Mof (movimento ferroviario), che ha creato disagi ad alcuni reparti. L’azienda lo ha precisato: i disagi non c’entrano nulla, tant’è che il Tna1 (reparto collegato al Mof) non sarebbe interessato da subito dalla cig, ma partirebbe soltanto alla fine dell’anno. È una richiesta che nasce dal perdurare della crisi di mercato. “In passato non ci siamo mai sottratti da alcuna discussione rispetto all’andamento del mercato e quindi alla tenuta produttiva dello stabilimento – spiega Panarelli – non intendiamo sottrarci nemmeno ora, ma apriremo il confronto con l’azienda solo dopo aver chiarito le questioni ambientali. Esigiamo – ribadisce – risposte sull’accettazione dell’Aia e sul piano di investimento”. Intanto continua lo sciopero in fabbrica di Usb e Cobas. Sabato pomeriggio in città terranno una manifestazione per protestare contro la cassaintegrazione e polemizzare sulla morte in Ilva di Claudio Marsella.

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