26 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Settembre 2021 alle 22:33:00

Cronaca

​Licenziamento ritorsivo, condannata casa di cura​

La decisione della Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Lecce, Sezione Distaccata di Taranto


Clinica privata condannata per aver
licenziato il coordinatore tecnico di radiologia.

La casa di cura aveva fondato il licenziamento su
paventate difficoltà economica e sulla necessità di
procedere ad una riorganizzazione della struttura
teso al contenimento dei costi di gestione.
Il tecnico ha quindi provveduto, tramite gli avvocati Luca Bosco, Fernando Caracuta e Massimiliano Del Vecchio, ad impugnare il licenziamento
e i difensori del lavoratore hanno evidenziato
come la vera ragione che aveva indotto la clinica
ad adottare l’atto espulsivo non risiedeva nella
paventate difficoltà economiche della struttura
sanitaria, bensì fosse strettamente connesso a
delle precedenti rivendicazioni stipendiali avanzate dal dipendente dinanzi al giudice del lavoro
e, dunque, il licenziamento fosse da qualificarsi
quale ritorsivo. “Attraverso una ampia produzione documentale e l’assunzione di diverse testimonianze abbiano provato come alcun difficoltà
economica vivesse la struttura sanitaria, né tantomeno quest’ultima avesse proceduto ad alcuna
riorganizzazione- dicono gli avvocati- ebbene la
Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Lecce,
Sezione Distaccata di Taranto, accogliendo in toto
le tesi difensive ha qualificato il licenziamento
come ritorsivo”.

La Corte ha rilevato come “il recesso del rapporto deve qualificarsi come ritorsivo ed è stato
surrettiziamente motivato dall’azienda con riferimento a difficoltà economiche non chiaramente
acclarate”. La Corte nella propria decisione ha
evidenziato la “stretta successione temporale fra
l’iniziativa giudiziaria assunta dal tecnico radilogo ed il licenziamento, comunicato appena un
mese dopo che la società aveva avuto conoscenza
della formalizzazione, con ricorso al Giudice del
Lavoro, delle rivendicazioni avanzate sino a quel
momento, inutilmente, in via stragiudiziale”.
Sulla scorta di tali elementi i giudici d’Appello,
con sentenza del 18 gennaio scorso, hanno ordinato alla casa di cura “l’immediata reintegrazione
del lavoratore nel posto di lavoro in precedenza
occupato ed hanno condannato la stessa a corrispondergli tutte le retribuzioni omesse dal licenziamento alla effettiva reintegrazione in servizio
oltre tutte le spese di giudizio”.

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