Cronaca

​Ilva, sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo: tutti i commenti​

Melucci: «Ora si può costruire un percorso virtuoso»


«Ora c’è un interlocutore con il quale
costruire un percorso virtuoso e il Comune di Taranto con l’aiuto della Regione Puglia e del Governo
nazionale non mancherà di vigilare sulle questioni
determinanti per la tutela della salute e dell’ambiente». Così il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci,
commenta la sentenza con la quale la Corte Europea per i diritti dell’uomo ha riconosciuto violazioni
alla Convenzione Europea dei Diritti Umani nella
tortuosa vicenda Ilva.

A darne notizia è stata
l’ambientalista Daniela Spera con gli avvocati Sandro Maggio e Leonardo Laporta. L’iniziativa era
stata promossa dalla stessa Spera nel 2013 per conto
di 52 cittadini. Nel 2015, si era aggiunto un nuovo
ricorso presentato da altri 130 tarantini con prima
firmataria l’ex consigliera comunale Lina Ambrogi
Melle. La Corte ha accorpato le due istanze. I ricorsi
erano stati presentati contro lo Stato ritenuto reponsabile di non aver garantito la tutela dell’ambiente e
della salute.

«Da sindaco eletto nel giugno del 2017
– ricorda il primo cittadino – ho chiesto prima al ministro Calenda, ormai a fine mandato, poi al vicepremier e ministro Di Maio di lanciare finalmente
un pacchetto di norme o un decreto salva Taranto,
dopo i numerosi volti principalmente a preservare
l’attività produttiva dello stabilimento siderurgico.
Di Maio appena insediato e con in mano la decisione finale sulla definizione della trattativa ha risposto, purtroppo, con un mortificante silenzio. Ciò
detto, ora c’è un interlocutore con il quale costruire
un percorso virtuoso e il Comune di Taranto con l’aiuto della Regione Puglia e del Governo nazionale
non mancherà di vigilare sulle questioni determinanti per la tutela della salute e dell’ambiente. Per
le implicazioni delle decisioni assunte a Strasburgo
in relazione ai fatti passati, ora non possiamo invece
che affidarci alla Magistratura e valutare nel dettaglio le carte».

Mario Turco, senatore M5S. «La pronuncia della
Corte di Strasburgo che condanna l’Italia per aver
violato alcuni dei principi della Convenzione Europa dei Diritti Umani, in relazione alla vicenda
dell’Ilva, dimostra ancora una volta che le azioni
intraprese dai governi che hanno, per decreto, voluto la continuità produttiva dell’Ilva non hanno tenuto in debita considerazione i diritti dei cittadini
esposti all’inquinamento e quelli dei lavoratori della
fabbrica. Alle autorità nazionali viene contestato di
non aver adottato tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita
privata dei cittadini, richiedendo al contempo azioni
concrete che siano in discontinuità con il passato.
Ritengo che la sentenza della Corte sia di fondamentale importanza e imponga una seria riflessione
sul quadro normativo attualmente vigente in Italia.
In particolare sulla scarsa rilevanza attribuita, ancora oggi, ai modelli predittivi del rapporto esistente
tra inquinamento e salute».

Ylenja Lucaselli, deputato Fratelli d’Italia. «Il pronunciamento della Cedu sull’Ilva conferma l’urgenza di un impegno per la salute dei cittadini di Taranto. Già ai tempi della trattativa con Arcelor Mittal
avevamo più volte evidenziato la necessità che non
fosse trascurato l’aspetto relativo alla tutela della
salute e il rispetto degli oneri ambientali. La Cedu,
ora, chiama anche il governo ad un impegno di iniziativa e soprattutto di sinergia a vari livelli istituzionali. L’Esecutivo deve chiarire quali iniziative ha
intenzione di mettere in campo. Probabilmente non
è sufficiente trincerarsi dietro le rilevazioni dell’Ispra, come fa il ministro dell’Ambiente. I cittadini di
Taranto non possono continuare vivere in un incubo
che dura da troppo tempo».

Mino Borraccino, assessore regionale. «La decisione, non appare soddisfacente la’ dove non riconosce, pur in presenza di una accertata e dichiarata
violazione, alcun danno non patrimoniale o un’
equa soddisfazione nei confronti dei ricorrenti. Il
popolo tarantino risulta cosi’ essere vittima per ben
due volte».
Lina Ambrogi Melle, ex consigliere comunale.
«La sentenza positiva ottenuta è il massimo che la
Cedu potesse esprimere nelle sue peculiarità, essendo un Organo internazionale ed è anche la più
importante in quanto è una sentenza sovranazionale
cui l’Italia dovrà necessariamente attenersi in base
all’art. 117 della Convenzione. Noi ricorrenti, abbiamo già presentato con lo Studio Saccucci di Roma
che ci ha rappresentato a Strasburgo, un altro ricorso interno contro il Dpcm di settembre 2017 con il
quale il Governo ha autorizzato il siderurgico di Taranto a continuare la sua produzione anche se non
ha ottemperato alle prescrizioni Aia entro i tempi
prestabiliti. Il nostro ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, in cui abbiamo sollevato la
questione di legittimità costituzionale sulla vergognosa immunità penale ed amministrativa concessa ai gestori del siderurgico, si trova già davanti al
Consiglio di Stato ed attendiamo la fissazione della
data dell’audizione».
Fulvia Gravame e Alessandro Marescotti (Peacelink).

«Per la prima volta un autorevole tribunale internazionale riconosce la responsabilità delle
istituzioni italiane nella mancata tutela dei diritti
umani. La pronunica della Corte Europea dei Diritti
Umani (Cedu) con sede a Strasburgo è un passo fondamentale anche per rimuovere le condotte politicoistituzionali lesive dei diritti dei cittadini, condotte
che hanno consentito il perpetuarsi di un evidente
inquinamento che ha violato i fondamentali diritti
umani, primo fra tutti il diritto alla vita. In tal senso
le leggi Salva-Ilva sono state il prodotto eclatante
di queste condotte lesive dei diritti fondamentali dei
cittadini».

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