31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 12:58:00

Cronaca

Centotrentuno case all’asta

L’indagine sulle aste immobiliari. I dati che riguardano la provincia jonica


Sono complessivamente
131 le case all’asta situate nella provincia jonica. Il dato emerge dal Rapporto
semestrale sulle aste immobiliari realizzato dal Centro Studi Sogeea. A Taranto,
nella maggior parte dei casi, si tratta di
procedure avviate per appartamenti con
un valore che oscilla tra i 50mila ed i
200mila euro. Quattro, invece, le case
con un valore superiore ai 200mila euro.

Tra queste, c’è anche un’abitazione che
arriva a sfiorare i 400mila euro.
Il numero delle case all’asta in Italia
è aumentato del 21,8% in sei mesi: le
procedure attualmente in corso sono
infatti 17.899 a fronte delle 14.701 rilevate a luglio 2018. Si tratta del primo
incremento dopo un biennio di costante calo: il valore assoluto si mantiene
comunque assai distante dal picco registrato all’inizio del 2017, quando gli
immobili residenziali in vendita forzata
ammontavano a 33.304 unità.

REGIONI.
Un quinto del totale delle
case si trova in Lombardia (3.721), la
regione che ne conta di più con ampio
margine rispetto a Sicilia (1.815), Lazio (1.671), Veneto (1.669) e Piemonte
(1.562). Si attestano al di sopra del muro
delle mille unità anche la Campania
(1.096) e la Toscana (1.007).

PROVINCE.
Spiccano le 1.047 abitazioni in vendita di Catania, che precede
Roma (935), Bergamo (856), Brescia
(677), Torino (660), Pavia (645) e Padova (547).

«Quest’ultima fotografia del mercato
delle aste immobiliari ci restituisce
uno scenario più preoccupante rispetto
al recente passato – spiega l’ing. Sandro
Simoncini, direttore del Centro Studi
Sogeea – Siamo sempre nettamente al di
sotto dei livelli di due anni fa e comunque entro limiti fisiologici per il nostro
Paese, ma certamente l’incremento delle
vendite forzate delle abitazioni non è
un bel segnale. Va sottolineato come le
aste scaturiscano da situazioni di precarietà venutesi a creare in precedenza,
quindi i dati non vanno messi in diretta
relazione con le attuali dinamiche macroeconomiche. Ma certamente non
può essere sottovalutato il fatto che sia
tornato a crescere il numero delle persone che si trovano in difficoltà e che
stanno vivendo il dramma di vedere la
propria abitazione finire in mani altrui.
Se il numero delle case all’asta torna a
salire a fronte di un allargamento della
platea di potenziali compratori e di una
velocizzazione delle procedure di vendita, in particolare grazie a un sempre
maggiore ricorso alla digitalizzazione,
evidentemente ci sono ampie fette del
Paese ormai fiaccate da una crisi ultradecennale.

Senza dimenticare il dato
che fa emergere il Sud e le Isole, da
sempre i territori economicamente più
fragili dell’Italia, come i protagonisti
della nuova impennata di abitazioni in
vendita forzata. Molti indicatori suggeriscono comunque che l’onda lunga
delle sofferenze bancarie abbia esaurito
i suoi effetti più disastrosi e stia pian
piano rientrando in una dimensione più
governabile. Così come non è da sottostimare – conclude Simoncini – il fatto
che gli istituti di credito siano molto più
disponibili rispetto al passato a sedersi
intorno a un tavolo per ridiscutere gli
accordi con coloro che attraversano una
fase finanziaria delicata. Ciò è dovuto
soprattutto a considerazioni di opportunità, visto che in media il valore delle
abitazioni è nettamente calato rispetto
all’anno di concessione del mutuo e, di
conseguenza, un’asta non consentirebbe
comunque al creditore di rientrare dei
capitali erogati».

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