Cronaca

Bionde porta a porta. La nuova frontiera del contrabbando


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TARANTO – Il contrabbando di sigarette non è mai morto. Un tempo mercato d’oro della mala, venti anni fa ha subito un durissimo colpo con l’operazione “Primavera”, ma nonostante la scomparsa dei banchetti ad ogni angolo di strada si può dire che non sia passato mai di moda. E il sequestro di mercoledì pomeriggio con l’arresto di Vapore, che è ritenuto a Taranto il re del contrabbando, conferma che le “bionde” anche se vendute porta a porta, rappresentano una fonte di guadagno per tanti. Un fenomeno che, secondo gli investigatori delle Fiamme Gialle, potrebbe riemergere in maniera pericolosa a causa della crisi economica.

Nella città dei Due Mari l’organizzazione leader che aveva contatti con gruppi che operavano in altre città italiane è stata sgominata nel marzo del 2011, grazie all’operazione “Red Truck”. L’organizzazione che era capeggiata da Vapore si serviva di manovalanza facendo arrivare i carichi di “bionde” su camion, furgoni e monovolume. Gli investigatori della Finanza che, hanno indagato con l’utilizzo di intercettazioni telefoniche, avevano scoperto che il gruppo poteva contare sulla collaborazione di numerosi gregari, soprattutto nella guida dei camion utilizzati per il trasporto delle “bionde” dai Paesi dell’Est Europa fino al capoluogo ionico. Da novembre del 2009 all’agosto del 2010 erano state messe a segno cinque operazioni che avevano consentito di sequestrare oltre una tonnellata di sigarette. I viaggi fatti all’estero venivano monitorati grazie alla localizzazione satellitare con il gps. Una concorrenza micidiale che strangolava i rivenditori autorizzati locali. Il mercato di approvvigionamento dei tabacchi è maggiormente localizzato nell’Est Europa, soprattutto in Romania, dove i prezzi delle “stecche” sono inferiori rispetto a quelli praticati in Italia. Dalle indagini fatte negli ultimi anni dalle Fiamme Gialle, su scala nazionale, emerge che vengono introdotti ingenti quantitativi di “bionde” subito smistati sul mercato illegale dove vengono rivenduti a clienti che ordinano le stecche attraverso telefonate o messaggini. Una stecca di sigarette di contrabbando viene venduta ad un prezzo che varia a seconda della disponibilità della merce e della qualità del prodotto. Costa 30 euro circa contro gli oltre 40 euro dei Monopoli. A risentirne, logicamente, le attività commerciali del settore. Di quasi tre miliardi è il numero delle sigarette di contrabbando che ogni anno circola in Italia, provocando un danno alla filiera del tabacco di oltre 650 milioni di euro, di cui 485 milioni sottratti all’Erario. Si è registrato anche il calo delle vendite dell’industria del 32%. Le conseguenze maggiori per il Sud Italia con un drastico calo dei lavoratori impegnati nella coltivazione del tabacco e con la cessazione di molte attività produttive. Senza contare le conseguenze, drammatiche, per la salute degli italiani. Le indagini della Guardia di Finanza, inoltre, hanno fatto emergere una ripresa del mercato interno che si concretizza con il trasporto del carico su automezzi e nascosto sotto merce di copertura. Le rotte preferite dalla criminalità sono quelle dell’Adriatico, Venezia, Marghera, Trieste e i confini con l’Austria e la Slovenia. Punti caldi sono ritenuti anche i porti del sud. La legge è severa. E’ stata emanata proprio per scoraggiare il traffico illecito. Chi viene beccato a trasportare il carico viene arrestato con l’accusa di contrabbando aggravato. Alla pena detentiva che oscilla tra i 2 e gli 8 anni nella fattispecie dell’associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, si aggiunge la multa fino a 25 euro per ogni sigaretta sequestrata. Il fenomeno delle bionde di contrabbando è in crescita, come si può notare dal fatto che in Italia nel 2011 ne sono state sequestrate ben 278 tonnellate. E nel 2012 il numero potrebbe crescere, se si mantiene il trend dei primi tre mesi quando sono state individuate 78 tonnellate di sigarette fuorilegge. Il traffico è diretto dai boss di una criminalità transnazionale. Una sorta di cupola mondiale, insomma, che ha contatti con mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita. Le sigarette vengono smistate nei porti e i carichi sono sempre destinati ai clan, che poi gestiscono la vendita al dettaglio nelle zone di alcune città italiane. Ma non è solo contrabbando. Le sigarette, infatti, sono sempre più spesso contraffatte e velenose. L’allarme arriva dalla commercializzazione di sigarette “made in China” prodotte con cartine, filtro e tabacco contenente un elevato tasso di diossina. Sigarette col marchio contraffatto e confezionate con tabacco tossico. Conterrebbero piombo, arsenico e, addirittura, veleno per topi. L’inquietante scoperta è stata fatta, nei mesi scorsi, grazie ad analisi eseguite nei laboratori di Southampton della Anti Illicit Trade Intelligence Unit. Gli esperti inglesi hanno redatto anche un dossier che illustra i nuovi traffici e le rotte del contrabbando che coinvolgono anche le organizzazioni italiane. Le sigarette contraffatte inviate dalla Cina arrivano, dopo passaggi intermedi a Dubai e in Spagna o in Grecia, ai porti del Tirreno e a quelli dell’Adriatico e dello Ionio. Sempre la Puglia è la destinazione delle sigarette in arrivo dell’Est Europa. Ai ricavi delle organizzazioni criminali, purtroppo, corrispondono ricadute economiche per il settore del tabacco.

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