27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 17:56:00

Cronaca

Clini e Procura verso la resa dei conti. Sarà battaglia su Aia e dissequestro


TARANTO – “A mio giudizio, ignorando l’Aia si opera contro la legge. Siccome la legge va rispettata, siamo pronti a fare ricorso. Sappiamo come procedere”. A parlare è il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Il tono è quasi da ultimatum. Il destinatario del messaggio, però, non è l’Ilva. Ma la Procura. E’ ai magistrati che ieri il titolare del dicastero dell’Ambiente (formalmente parte lesa nel procedimento sul disastro ambientale a Taranto) ha di fatto intimato di ‘rispettare’ la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale per il siderurgico tarantino. Altrimenti, il governo Monti è pronto al “ricorso”, che altro non può essere se non la sollevazione di un conflitto tra poteri dello Stato da far dirimere alla Corte Costituzionale.

Parole forti, alle quali la Procura di Taranto ha scelto di rispondere con il silenzio. La consegna, in via Marche, è quella del riserbo, anche perchè il lavoro non manca, sulle varie sfaccettature del caso Ilva. Allo stato attuale, il passaggio alla Consulta appare inevitabile. Perchè? Clini ha definito “un grande passo in avanti” il piano tecnico-operativo presentato ieri dall’azienda per l’applicazione dell’Aia, che “cancella” il “rischio” della fermata dell’Ilva. Ma per il Gruppo Riva condizione fondamentale per l’attuazione del piano è il dissequestro dell’area a caldo, alla quale dal 26 luglio sono apposti i sigilli, in realtà rimasti soltanto sulla carta visto che la produzione non si è mai interrotta. La decisione di togliere i sigilli (pure se virtuali, ad oggi) non spetta però ovviamente al Ministero, ma alla magistratura, il cui orientamento negativo in questo senso è apparso chiarissimo, in ogni declinazione: dal gip ai pm sino al Riesame. Lo showdown, la resa dei conti davanti alla Consulta, procedura quantomeno inconsueta nella storia dell’Italia repubblicana, è vicino. Nel contempo, il procuratore capo Franco Sebastio ed il pool che lo affianca, in testa il procuratore aggiunto Pietro Argentino, devono guardarsi dall’offensiva sull’altro fronte, quello del conflitto con l’azienda pronta a presentare, dopo averlo largamente annunciato, il ricorso per riottenere il pieno possesso degli impianti giudicati inquinanti dal gip Patrizia Todisco. Anche la rinuncia ad altri ricorsi, come quello per il reintegro del presidente Ferrante tra i custodi giudiziari, va interpretato in questo senso: Ilva punta al bersaglio grosso, a riprendersi la sovranità su ogni parte dello stabilimento, e a non dover coabitare con amministratori ‘esterni’ come gli ingegneri Valenzano, Lofrumento e Laterza. Che hanno tagliato i rifornimenti al colosso dell’acciaio riducendo la quantità di minerale che può essere stoccato in azienda.

Giovanni Di Meo

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