19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

Cronaca

Taranto, città dalle mille vertenze. Parola ai lavoratori


TARANTO – Si sono autodefiniti i “volti della crisi”. E stamattina in piazza Maria Immacolata sono le loro espressioni, le lacrime che qualche lavoratrice non riesce a trattenere, le loro parole, a gridare come si vive con un lavoro precario. Le vertenze tarantine, nella giornata di mobilitazione indetta dalla confederazione europea dei sindacati, si danno appuntamento in centro, in piazza Maria Immacolata per la manifestazione targata Cgil. Ci sono gli studenti, arrivati in massa da piazza della Vittoria con in testa le orecchie d’asino in segno di protesta. Ci sono gli operai dell’Ilva e di ditte dell’indotto siderurgico. E ci sono i lavoratori del call center, del tessile, delle pulizie nelle scuole a raccontare le loro storie sovrapponibili a quelle di migliaia di lavoratori.

“Proviamo a spiegare ancora una volta e a gran voce – ha detto Luigi D’Isabella, segretario generale della Cgil di Taranto – che l’austerità purtroppo non porta sviluppo. Un impegno che come sindacato europeo assumiamo con la responsabilità di chi deve richiamare l’attenzione sui gravi errori di valutazione commessi dai Governi sovranazionali”. Lo sciopero generale di oggi (di quattro ore) che ha portato anche dei pullman a Roma, per la manifestazione nazionale, ha in piazza Maria Immacolata l’epicentro del presidio organizzato per affrontare il tema della crisi dal punto di vista dei giovani e meno giovani che della recessione pagano il prezzo più alto. La manifestazione vuole fungere da promemoria della crisi locale anche nei confronti delle istituzioni e della pubblica opinione. Con la Cgil a fare da megafono alla voce distinta di alcuni lavoratori-simbolo della vertenza Taranto. Sono stati proprio loro a prendere la parola. La prima a vincere la timidezza e a parlare al microfono dal palco sul quale si concentrano gli sguardi è Michela: è tra le migliaia di lavoratori di Teleperformance e non nasconde tutta la sua amarezza quando pensa agli “insulti” che loro, gli operatori del call center, devono assorbire dai clienti dall’altro capo del telefono per vedersi poi messi in discussione. Michela non tralascia un passaggio sul comunicato aziendale fatto recapitare venerdì sera via e-mail ai lavoratori: c’è scritto che quasi quasi dovremmo ringraziare l’azienda per gli stipendi. Quindi l’appello alla città: insieme all’Ilva siamo la forza lavoro più grande, stateci vicini nella vertenza (l’azienda ha dichiarato 621 esuberi). La parola passa quindi a Daniela dell’ITN di Martina Franca. La sua è la voce degli operai del tessile, rotta dal pianto quando rivendica dal palco: “Noi lavoratori e le nostre famiglie siamo le vittime della crisi economica”. Il motivo delle famiglie ricorre a più riprese negli interventi che si susseguono e che hanno i volti di una bracciante agricola rumena che parla di caporalato, di sicurezza sul lavoro e di diritti negati. A farle eco le addette alle pulizie nelle scuole: “Arriviamo a lavorare anche per una sola ora al giorno e col nostro lavoro dobbiamo garantire l’igiene tra i banchi”. Non c’è settore risparmiato dalla crisi, nè fascia d’età. Perché insieme ai volti ancora acerbi degli studenti, in piazza ci sono anche le facce dei pensionati, scalfite da quelle rughe che raccontano una vita di sacrifici. Sul palco sale anche un rappresentante dell’Ilva. Chiudono la mattinata che ha come slogan “No all’austerità”, le parole del segretario D’Isabella.

TELEPERFORMANCE

Dalla piazza ai tavoli istituzionali. La vertenza che oggi ha aperto le testimonianze dirette dei lavoratori, quella del call center, vive proprio in questi giorni i momenti più delicati. L’azienda Teleperformance ha dichiarato esuberi per 621 unità. Stamattina era fissato il secondo passaggio all’Unione degli industriali di Roma. Appuntamento fatto slittare al 19 novembre proprio per la concomitanza con l’iniziativa della Cgil e la Giornata europea dei sindacati. Il 7 dicembre prossimo “scadono” i giorni dedicati alla fase sindacale e, se non si dovesse arrivare ad un accordo in quella sede, si passerà alla fase ministeriale, con scadenza al 7 gennaio. Ad oggi sembra improbabile però un’intesa con la multinazionale che continua a restare sulla sua posizione indicando come unica alternativa ai licenziamenti collettivi la riduzione oraria dei contratti. Soluzione che non trova d’accordo i sindacati. L’Ugl spiega: “non per preclusione o pregiudizio sindacale, ma perchè c’è la direttiva 97/81 sul part time che chiarisce come soggetto proponente della riduzione oraria possa essere solo il lavoratore e non il datore di lavoro. Nè può essere motivo di licenziamento la mancata accettazione della riduzione di orario”. Una frattura, quella tra azienda e sindacati che, resa più profonda dall’ultimo comunicato aziendale che getta ombre anche sul futuro, difficilmente si potrà sanare.

GLI STUDENTI UNIVERSITARI

Anche il Sindacato Studentesco Link Taranto, in occasione dello sciopero generale indetto Confederazione Europea dei Sindacati, ha aderito al sit-in di piazza Immacolata portando le proprie rivendicazioni e l’appello rivolto “a tutti coloro che vogliono cambiare la scuola, l’università, per costruire un’altra società in Europa e nel mondo. Questi alcuni dei loro messaggi: “La mia scuola cade a pezzi e da anni mi dicono che non ci sono soldi per ristrutturarla. Ogni anno però la mia famiglia spende centinaia di euro per farmi di studiare, anche se non può permetterselo. Se passasse la Legge 953, ex Aprea, verrebbe cancellata la rappresentanza studentesca e aboliti i diritti democratici miei e dei miei compagni di scuola. Scendo in piazza per bloccare questo progetto di legge e rivendico fondi straordinari per l’edilizia scolastica, una legge quadro nazionale per il diritto allo studio, più borse di studio, il diritto ad una mensa accessibile”. “Sono una studentessa universitaria e studio a Taranto. Non so più a cosa serva la mia università, non avendo nessuna certezza per il futuro, sul lavoro che andrò a fare e nessuna sicurezza per il presente, perché studio in aule sovraffollate, con una didattica sempre peggiore a causa del blocco del turn over, pago tasse sempre più alte, mentre i servizi che ricevo sono sempre più scadenti”. “Sono uno studente escluso. Uno di quelli che voleva studiare scienze infermieristiche a Taranto. Ma una stupida legge sul “numero chiuso” o le tasse troppo alte mi impediscono di avere il diritto di studiare ciò che voglio. E’ per questo che oggi voglio liberare il diritto di studiare, abbattendo le barriere all’accesso all’istruzione”. “Sono uno studente che ha deciso di rimanere a studiare a Taranto. Mi hanno detto che per continuare ad avere lavoro sul mio territorio dovevamo sacrificare i diritti: quello al salario dignitoso, quello alla salute, quello alle pause”.

AUSER

Anche l’Auser ha aderito alla mobilitazione di oggi indetta dalla Confederazione Europea dei Sindacati e che coinvolge 23 paesi dell’Unione Europea. “Per la prima volta, ed in contemporanea, i lavoratori ed i cittadini manifesteranno nelle principali città europee per dire basta a scelte politiche che stanno bloccando la crescita e facendo aumentare la disoccupazione con gravissime conseguenze sociali”. “Facciamo nostro lo slogan scelto per questa mobilitazione: per il lavoro e la solidarietà contro l’austerità – ha sottolineato la presidente Brigida – questa politica di austerità sta portando al declino interi paesi, mortificando i soggetti più deboli e indifesi come i cittadini non autosufficienti e facendo perdere la speranza di un futuro dignitoso ad una intera generazione di giovani. Ecco perché i nostri soci e volontari, insieme allo Spi ed alla Cgil partecipano alla manifestazione in Piazza Maria Immacolata”.

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