28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 17:57:00

Cronaca

Linee strategiche per l’area jonico-salentina


TARANTO – Il sindaco di Brindisi, Mimmo Consales sembra ignorare le istanze del sindaco Ippazio Stefàno e del presidente Florido per la convocazione di un incontro, confermando per martedì il consiglio comunale a Palazzo Nervegna sul progetto “Provincia Salento”. Intanto, però, da Martina Franca il sindaco Franco Ancona risponde a Stefàno annunciando la volontà di convocare quanto prima i sindaci dei Comuni della Valle d’Itria. Non perdere l’opportunità di una grande provincia Taranto-Brindisi è l’obiettivo da raggiungere. E dal capoluogo ionico le proveranno tutte. Stefàno già annuncia, in caso di silenzio totale da parte di Consales, la convocazione di tutti i sindaci del brindisino per soprassedere sulla super provincia con Lecce.

Proprio su questo argomento si era già espresso l’onorevole Claudio Signorile che aveva scritto una lettera aperta ai sindaci dell’area jonico-salentina. Oggi a sottolineare l’importanza di una nuova provincia tra Taranto e Brindisi è Ercole Incalza.

Vorrei inserirmi in questo dibattito generato dal provvedimento del Governo sul riordino delle Province e questo lo faccio per vari motivi: sono di Francavilla Fontana, sotto il coordinamento dell’allora Ministro Claudio Signorile ho partecipato alla redazione del Progetto Speciale Jonico Salentino, nel mio ruolo prima di responsabile del Piano Generale dei Trasporti del Paese e poi, nel 2004, di delegato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nella redazione del nuovo assetto delle Reti comunitarie TEN – T, ho partecipato, direttamente, ai lavori che hanno portato alla conferma del ruolo strategico del sistema jonico – salentico prima all’interno dello strumento di pianificazione nazionale e poi all’interno del Corridoio 8 ed ora del Corridoio Helsinki – La Valletta. Questa mia diretta esperienza mi porta, quindi, a formulare una prima considerazione: trasformiamo questo approfondimento sulle funzioni, sul ruolo, sul futuro del nostro territorio in una occasione per misurare e per capire le singolarità positive di questa realtà territoriale ammettendo le responsabilità di tutti nell’avere, per trenta anni, inseguito scenari di sviluppo teorici dimenticando che avevamo ed abbiamo potenzialità di crescita elevatissime. Tornando al progetto speciale Jonico Salentino non posso non ricordare una prima intuizione che, a mio avviso, trenta anni fa possedeva una forte carica di lungimiranza: i cicli industriali di Taranto e Brindisi non potevano essere eterni e la forza di questi due nodi andava ricercata nella loro dimensione logistica; trenta anni fa denunciammo apertamente che il porto di Brindisi rischiava di diventare porto carbonifero e Taranto uno scalo utile solo all’impianto siderurgico. Sempre trenta anni fa precisammo le singolarità possedute da questa particolare area vasta del Mezzogiorno del Paese; singolarità che sussistono ancora oggi e che indico di seguito: • due porti collegati da un asse ferroviario che non solo si configura come un vero “canale secco” ma rende le due piastre logistiche complementari, interagenti e capaci di offrire al bacino del Mediterraneo una piastra capace di movimentare fino a 3 milioni di container; • due aree portuali e retroportuali capaci di movimentare, trasformare e commercializzare le merci non di transito ma prodotte all’interno della stessa area jonico – salentina che solo per la filiera merceologica agro alimentare supera i 9 milioni di tonnellate/anno (non ci dimentichiamo che ogni tonnellata movimentata produce un valore aggiunto di 200 euro, un valore aggiunto di 1,8 miliardi di euro l’anno che rimane nel nostro territorio appena per il 5% e ciò per assenza di una governance unitaria); • la presenza di una rete viaria e ferroviaria sottoutilizzata che, adeguatamente rivisitata, può diventare rete funzionale per una simile piastra logistica e commerciale; • due impianti aeroportuali già strutturati per offrire due distinte specializzazioni funzionali; una singolarità unica nel Paese; • due aree industriali che non hanno avuto nessun supporto strategico sia a scala nazionale che locale; due aree industriali che sono rimaste legate a filiere produttive che, come tutti i cicli industriali, diventano obsoleti e che necessariamente ora devono essere reinventati; • un tessuto turistico, culturale di valenza sovranazionale che, proprio negli ultimi trenta anni, è cresciuto in modo inimmaginabile senza trovare, però, una offerta organica da parte proprio dei soggetti preposti alla gestione del sistema jonico salentino. Ebbene se ci sforzassimo di individuare di nuovo gli algoritmi, cioè, di individuare le linee strategiche capaci di ridare al nostro “singolare” sistema territoriale le condizioni “misurabili” della crescita, potremmo trasformare questa “area vasta” in un forte polmone economico. Sono dispostissimo ad un confronto aperto su una tematica che ritengo decisiva per il successo di questa tessera chiave dell’economia del Paese.

Ercole Incalza

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