15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 19:30:02


TARANTO – Una storia esemplare. In sette nell’auto, accusati di omicidio colposo e omissione di soccorso. In una notte che dovrebbe essere di preghiera, quella di Giovedì Santo, sporcata dalla morte più ingiusta, quella di un uomo buono, Lucio Dione. Imprenditore, ma anche impegnato nel sociale e ambientalista vero, lontano dalla retorica. E padre da poco. La vicenda che ieri è sfociata in tribunale, con i sette imputati al varco dell’udienza preliminare e la famiglia che si è costituita parte civile con una richiesta di risarcimento danni pari a cinque milioni di euro, racconta meglio di ogni altra il dramma delle morti sulle strade.

A pagina 6 riportiamo i dati dell’inchiesta condotta dal nostro giornale sull’anno nero per i pedoni. Lucio – era l’aprile del 2011, le tre di notte tra Giovedì e Venerdì Santo – stava percorrendo il ponte girevole a bordo della sua bicicletta, seguito a poca distanza dalla compagna che diciotto mesi prima lo aveva reso padre. Veniva dalla processione della Madonna dalla chiesa di San Domenico, in città vecchia, prima di essere travolto ed ucciso da un’Audi A3, a soli trentotto anni. L’Audi invece proseguì la sua corsa fino a un passo carrabile di corso Due Mari. L’inchiesta, inizialmente, contava cinque indagati: il conducente, che risponde di omicidio colposo, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza (gli è stato rilevato un tasso alcolemico di 1.39, ben oltre il consentito) e gli altri quattro occupanti della macchina (due donne e due uomini), finiti nei guai per concorso in omissione di soccorso. Ma il prosieguo delle indagini ha permesso di accertare come nell’auto non ci fossero cinque persone, ma sette. Il passo successivo è stata la richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati, presentata dal procuratore aggiunto Pietro Argentino, con l’udienza preliminare che si è avviata ieri, per proseguire con il prossimo appuntamento ca-lendarizzato al 18 gennaio. Come detto, i familiari di Lucio Dione si sono costituiti parte civile, tramite gli avvocati Rocco e Diego Maggi, Angelo Esposito e Luigi Guarnieri, con una richiesta di risarcimento danni fissata a cinque milioni di euro. Al vaglio ci sono le posizioni dei sette imputati che sono assistiti dagli avvocati Maurizio Besio, Gregorio Pignatelli, Gaetano Vitale, Maria Letizia Serra e Lello Lisco.

Giovanni Di Meo

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