21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Cronaca

Perquisizioni ai giornalisti: “A rischio la libertà di stampa”


TARANTO – “L’inchiesta aperta dalla Procura di Lecce sul giornalista di Repubblica Giuliano Foschini dimostra, ancora una volta, che nel nostro paese a fare notizia non sono più i fatti ma chi li racconta”. L’ultimo episodio, che riporta la mente ai tempi della censura, si è registrato venerdì sera quando nella redazione barese di Repubblica e nell’abitazione del cronista giudiziario Giuliano Foschini, indagato per ricettazione dalla Procura di Lecce in relazione ad articoli sui “veleni” al palazzo di Giustizia di Bari, sono piombati gli agenti della Polizia per compiere una perquisizione. Sul caso, l’ennesimo ai danni di giornalisti, abbiamo intervistato Mimmo Mazza, vicepresidente Assostampa Puglia.

E’ possibile dare una spiegazione razionale alla perquisizione di uffici ed abitazioni di un giornalista? “La perquisizione ordinata dal procuratore capo Cataldo Motta nei confronti del collega, delle sue proprietà e della redazione nella quale lavora, rappresenta un atto di inaudita violazione del segreto professionale e l’ennesima violazione di quanto stabilito dalla Corte dei diritti in ordine alla libertà di stampa”. Ecco ci piacerebbe far capire, una volta per tutte, cosa dice la Corte sulla libertà di stampa. “Lo scorso 12 aprile la Corte di Strasburgo ha ricordato come la libertà di espressione sia uno dei capisaldi di una società democratica, all’interno della quale le garanzie della stampa sono essenziali. Tra queste garanzie un ruolo di rilievo è dato proprio dalla protezione delle fonti giornalistiche per l’ovvio motivo che se le fonti non sono adeguatamente protette si ha un evidente effetto deterrente sia per il giornalista, che potrebbe essere spinto a non servirsene più, sia per le stesse fonti indotte a non parlare per non correre rischi”. Quali effetti provoca sulla libertà di informare? “È chiaro che in tal modo viene limitato il ruolo di cane da guardia del giornalista, e la sua capacità di fornire informazioni importanti alla collettività. Ovviamente anche la stampa è soggetta a dei limiti, tra i quali la protezione della reputazione e dei diritti delle persone. È nel bilanciamento tra gli interessi in gioco che si può trovare o meno la giustificazione alle restrizioni alla stampa”. E nel caso che riguarda il collega Giuliano Foschini? “Credo che la divulgazione del contenuto della lettera firmata da due sostituti della Procura di Bari rientri nel pieno esercizio della professione giornalistica e non abbia nulla a che fare con la fantasiose ipotesi di reato poste a fondamento della perquisizione disposta nei confronti del collega. Anzi. Ipotizzare la ricettazione rappresenta un cattivo segnale per tutti i giornalisti perché trattandosi di una ipotesi di reato per la quale sono possibili le intercettazioni telefoniche e l’acquisizione dei relativi tabulati, è evidente che si punta a ricostruire il traffico telefonico del giornalista e dunque svelare le sue fonti, violando così in maniera assai plateale il segreto professionale”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche