Cronaca

I sindacati: “No al ricatto di Tp”


TARANTO – A quello che considerano “un ricatto frutto della debolezza del management aziendale” oppongono un netto “no”. Sulla riduzione dei contratti a quattro ore non si tratta, non ci sono spazi di dialogo “vorrebbe dire mettere le mani nelle tasche dei lavoratori già colpiti da trenta mesi di ammortizzatori sociali e consegnare loro un futuro povero”. All’indomani delle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Teleperformance (o si tratta o si va tutti a casa, ha detto Apollonj Ghetti) è dura la reazione dei sindacati. Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Tlc hanno tenuto stamattina una conferenza stampa.

Stanno mettendo in piedi un programma di iniziative – assemblee magari all’esterno dell’azienda e probabilmente scioperi – che coinvolgeranno i lavoratori. E sotto accusa, nella conferenza tenuta da Andrea Lumino, Giovanni Diricatti e Marcello Fazio, finiscono i dirigenti. Prendendo in prestito una formula usata un paio di settimane fa dall’azienda che ai lavoratori chiedeva se Tp fosse un valore per Taranto, la rovesciano per chiedere all’azienda “se i lavoratori sono un valore per Tp”. E oggi gli strali nei confronti dell’azienda vengono lanciati anche dalla Uilcom. Un segnale del possibile ricompattamento del fronte sindacale dopo le polemiche? “L’azienda non può arrogarsi il diritto di decidere l’abbandono del territorio – si legge in una nota a firma del segretario Fabio Fusco “Sarebbe utile che l’azienda comprendesse bene come certe dichiarazioni lasciano un segno indelebile e devastante nella già precaria vita dei lavoratori di Teleperformance. Noi della Uilcom Uil respingiamo la logica aziendale, che a fronte di una situazione certamente complicata, vede come unica soluzione l’accettazione della sua ‘verità’. Ricordiamo a tutti, soprattutto all’azienda, che è a Roma, al Tavolo di trattativa, la sede dove presentare le proposte per uscire dalla crisi. Le dichiarazioni rilasciate dall’azienda, appaiono sospettosamente minacciose e intimidatorie, tenuto conto che il giorno 26 novembre presso gli uffici della Regione Puglia Assessorato al Welfare, è convocata una riunione sulla crisi Teleperformance. Farebbe bene l’azienda, a porsi come obbiettivo, fin dalla riunione in Regione, il superamento delle rigidità messe in campo e che ad oggi, non hanno consentito alla trattativa di decollare”. In conferenza gli ‘altri’ sindacati partono proprio dall’incontro in Regione: “L’ad di Tp è ingrato nei confronti della Regione quando dice di sentirsi convocato in modo quasi coattivo”. Quindi il cuore del problema, la trattativa sulla vertenza che vede in bilico 621 posti di lavoro (con la fase sindacale che scade il 7 dicembre e quella ministeriale il 7 gennaio). “La nostra resta una posizione rigida. Non siamo disposti a trattare sulle 4 ore (che l’azienda vuole estendere al 100% dei dipendenti), non ci sono margini di dialogo. Il ricatto dell’azienda per noi è frutto della debolezza del management. Evidentemente ci sono delle forti pressioni dalla Francia”. E sul rischio chiusura: “Sono anni che chiediamo un piano industriale per poi scoprire – ieri – che loro nell’ipotesi di mancato accordo sono pronti a fare le valigie e andar via”. Nel botta e risposta a distanza, c’è spazio anche per un passaggio sui ruoli. Accusati di non essere propositivi, i tre sindacati oggi replicano: “Le strategie non le fa il sindacato. Spetta all’azienda farle. Il nostro compito è difendere i diritti dei lavoratori. Se dipendesse da noi? Si dovrebbe iniziare tagliando i manager”. A loro le tre sigle di categoria attribuiscono le colpe delle scelte sbagliate nella gestione della cassa integrazione: “si sono tradotte in costi”.

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