Cronaca

I giornalisti ancora in cella: la “vendetta” dell’altra Casta


ROMA – L’aula del Senato ha bocciato la sospensiva proposta dal Pd sulla riforma della diffamazione. A favore della sospensiva si erano dichiarati Idv, Udc e Api, contrari Pdl e Lega nord. Il ddl resta all’ordine del giorno dell’aula. L’aula del Senato ha respinto la proposta di calendario alternativo avanzata da Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, per posporre l’esame del ddl sulla diffamazione all’esame della delega fiscale e dei decreti. L’aula procederà quindi subito con le votazioni sul ddl diffamazione, la cui conclusione è fissata per lunedì prossimo.

“La legge Sallusti sulla diffamazione sta diventando una telenovela”, ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, salutando a palazzo Madama una rappresentanza del corso di alta formazione della Scuola superiore per le forze di polizia. Il capogruppo del Pdl a palazzo Madama, Maurizio Gasparri ha difeso l’emendamento Berselli, spiegando che non crea un’immunità per il direttore di testata, in quanto se autore dell’articolo diffamatorio è soggetto al carcere come ogni altro giornalista. “Se non l’ha scritto è comunque soggetto a una sanzione, ma sotto il profilo pecuniario”. La Lega Nord ha annunciato che ritirerà, oltre ai propri emendamenti al testo, anche le proprie firme dalle richieste di voto segreto. “Ora guardiamoci negli occhi e proseguiamo con l’esame del ddl”, ha detto il vice presidente del gruppo a palazzo Madama, Roberto Mura, invitando tutti ad assumersi “le proprie responsabilità” con voti palesi. Il voto segreto era stato chiesto anche sull’intero articolo 1, che prevede il carcere per i giornalisti fino a un anno reintrodotto grazie a un emendamento dei leghisti. Mura ha precisato che il Carroccio voterà sì all’emendamento del relatore Berselli (Pdl) che esclude il carcere per i direttori responsabili. Il segretario dell’Api Francesco Rutelli si è difeso in aula dall’accusa di essere “quello che vuole il carcere per i giornalisti”. Non è stato “un voto di incappucciati”, ha detto nell’Aula del Senato, perchè il voto segreto su questi temi esiste perchè si tratta di “temi delicati”. Con l’emendamento della Lega che lascia il carcere per i cronisti, insiste Rutelli, di fatto “abbiamo ridotto il carcere a un anno, mentre ora è fino a 6 anni, e lo abbiamo reso alternativo alla multa”. La reintroduzione del carcere per i giornalisti, ha detto il capogruppo dell’Udc, Giampiero D’Alia, “squilibra quel delicato punto d’intesa che si era trovato e che risiedeva nella necessità di tutelare meglio da una parte la libertà di informazione e, dall’altra, il diffamato”. Essendo saltato il punto di equilibrio “riteniamo inopportuna l’idea di proseguire nell’esame di una legge che comunque non vedrà la luce, o non vedrebbe la luce se restassero queste norme, perchè credo che anche alla Camera questo testo verrebbe radicalmente cambiato, se non affossato”. Li Gotti (Idv): “Più passa il tempo, più questo provvedimento peggiora”.

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