20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 15:55:41


TARANTO – Nell’ambito dell’inchiesta Ilva ha colpito Taranto come un terremoto, i militari della Guardia di Finanza hanno sequestrato anche tutto il prodotto finito giacente sulle banchine del porto di Taranto utilizzate dall’Ilva. Si tratta di un sequestro preventivo chiesto e ottenuto dalla Procura della Repubblica; in questo modo la merce non potrà essere commercializzata. E’ l’altra, importantissima faccia della gigantesca operazione di oggi. I sigilli mirano a rendere invendibile ed inutilizzabile per l’azienda quanto prodotto dopo il 26 luglio, data del primo provvedimento di sequestro dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico tarantino, firmato dal giudice delle indagini preliminari, la dottoressa Patrizia Todisco.

Nonostante quel provvedimento, e nonostante il sequestro fosse senza facoltà d’uso, Ilva non ha mai interrotto la produzione, e la anzi aumentata. Ora – a quattro mesi esatti dalla deflagrazione del caso Ilva – la magistratura risponde con la clamorosa iniziativa di sequestrare tutto. Il secondo ‘picco’ dell’inchiesta che è sfociata oggi nella serie di provvedimenti e misure cautelari destinate a segnare profondamente il futuro non solo dell’Ilva, ma dell’intera città, riguarda proprio il mancato rispetto del provvedimento di sequestro scattato lo scorso 26 luglio per gli impianti dell’area a caldo, ritenuti la fonte dell inquinamento che, per usare le parole dei periti del tribunale, “producono malattia e morte”. Ed è in ragione di questa contestazione – quella di non aver rispettato i ‘sigilli’ – che in questa seconda tranche dell’inchiesta risultano indagati Bruno Ferrante e Adolfo Buffo, oggi rispettivamente presidente del cda e direttore dello stabilimento.

G.D.M.

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