06 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Dicembre 2021 alle 06:58:33

Cronaca

Teleperformance detta le condizioni


TARANTO – Una convocazione lampo e una forma irrituale. Teleperformance torna a parlare. E questa volta lo fa attraverso una videoconferenza. “Perchè rimanere in Italia” si chiede l’azienda che rivolge una serie di richieste a Governo e sindacati. Ad entrare nel merito sono l’amministratore delegato Lucio Apollonj Ghetti e il responsabile delle Risorse Umane Gabriele Piva. “Abbiamo deciso di convocare questa conferenza dopo gli arresti dei vertici della società Blu Call e l’intervento della Finanza presso call center di Avellino, Palermo e Rieti a seguito delle denunce di lavoro in nero: due testimonianze sul fatto che ci dobbiamo confrontare con un mercato caratterizzato da fenomeni di malavita organizzata, situazioni nelle quali sia lo Stato che il sindacato non riescono ad esercitare pienamente il proprio ruolo.

Teleperformance Italia, insieme al gruppo Almaviva, è stata tra le poche società a decidere di rispettare le regole sulle stabilizzazioni entro la data inizialmente prevista dalla Circolare 16/2006 del Ministero del Lavoro. A questa decisione è seguita una modifica di tali regole ed un mancato controllo delle stesse da parte delle autorità competenti: dall’essere un’azienda sana che generava profitti e creava valore per i propri dipendenti ed azionisti, siamo diventati una realtà che dal 2008 ad oggi ha perso oltre 27M di euro”. Così Tp spiega le vertenze degli ultimi anni. Oggi è in piedi la procedura di mobilità per 621 unità su Taranto. “I nostri dipendenti hanno a loro volta perso circa 7M di euro come mancato reddito, a seguito del ricorso agli ammortizzatori sociali”. Ed ecco il punto: “Riteniamo che le condizioni per poter confermare tale investimento siano: Il rispetto di regole uguali per tutti; Salari e costi del lavoro analoghi tra i vari concorrenti del mercato, non drogati da incentivi o aiuti di Stato, che invece di supportare la creazione di nuova occupazione durevole, si traducono esclusivamente in un beneficio per la committenza; La possibilità di ritirare i 330 licenziamenti già comunicati a seguito della chiusura del sito di Roma e gli ulteriori 785 esuberi oggetto della procedura di mobilità in essere, relativa alle sedi di Fiumicino e Taranto; Individuare gli strumenti che ci consentano di recuperare le perdite subite, pari a 27M di euro”. Tp auspica “di raggiungere un accordo sindacale che consenta all’azienda le condizioni necessarie per competere sul mercato e tornare a crescere, garantendo ai propri dipendenti lavoro stabile e a condizioni analoghe a quelle definite con le stabilizzazioni, prima del ricorso agli ammortizzatori sociali. Abbiamo poco meno di un mese per trovare una soluzione insieme al sindacato e alle Istituzioni, che ci consenta di salvaguardare la piena occupazione e di proseguire la nostra attività in Italia”.

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