23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 07:08:31

Cronaca

CHIUSURA, RETROMARCIA ILVA


A causa della decisione della azienda Ilva di Taranto di mettere in liberta tutti i dipendenti dell'area a fedddo viste gli ultimi accadimenti di ieri mattina 26 novembre 2012, gli operai stanno manifestando all'interno ed all'esterno dello stabilimento dalle 7,00 stamane 27 novembre 2012.. FOTORENATOINGENITO

TARANTO – “Pagheremo gli stipendi”. Lo ha detto l’ingegnere Adolfo Buffo stamattina agli operai che occupavano lo stabilimento siderurgico tarantino. Un incontro fiume tra i segretari provinciali dei sindacati metalmeccanici, l’ingegner Enrico Martino e lo stesso Buffo. Il direttore dello stabilimento, che è tra coloro che ieri hanno ricevuto gli avvisi di garanzia, è sceso in portineria e ha rassicurato gli operai mandanti “in libertà”, dicendo che l’Ilva il 12 dicembre prossimo pagherà gli stipendi regolarmente. Buffo ha spiegato che l’azienda ha intenzione di mettersi in regola con l’Aia e di tornare a produrre, ma ha anche rimarcato che al momento ciò non è possibile, in quanto, a causa del sequestro di ieri, il prodotto non si potrebbe vendere.

“Presenteremo un piano industriale – ha aggiunto Buffo – quando avremo a disposizione gli impianti”. Intanto la direzione ha disposto il fermo tecnico di tutti gli impianti, ad eccezione dell’Afo2. “Per ora non ci sarà la cassaintegrazione – spiega dopo il vertice Antonio Talò, segretaio Uilm. Dall’azienda ci hanno detto che fino a quando non ci sarà la decisione del Tribunale del Riesame, garantiranno la retribuzione per tutti i lavoratori dell’area a freddo”. “Buffo ha detto ai lavoratori di stare tranquilli – spiega Ivan Orlando, delegato Fiom, ma non ci basta. Ci hanno detto che queste giornate a casa saranno retribuite, ma solo a parole. Vogliamo un documento ufficiale”. Un terremoto quello che da ieri sta scuotendo Taranto. Sette i provvedimenti cautelari emessi dal Tribunale. Gli arresti sono stati eseguiti dalla Guardia di Finanza sulla base di due diverse ordinanze di custodia cautelare firmate dai gip Patrizia Todisco e Vilma Gilli. Tra gli arrestati c’è il patron Emilio Riva, Fabio Riva (al momento irreperibile), l’ex direttore dell’Ilva di Taranto Luigi Capogrosso e l’ex pr dello stabilimento, Girolamo Archinà. Ai domiciliari il prof. Lorenzo Liberti, accusato di aver intascato una mazzetta da 10.000 euro in cambio di una perizia ‘ammorbidita’ sulla diossina, l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto, Michele Conserva, l’ingegnere Carmelo Dellisanti. L’attuale presidente dell’Ilva ed ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante, risulta indagato per ”inosservanza delle precedenti disposizioni dell’autorità giudiziaria”. Indagato per lo stesso reato l’attuale direttore dello stabilimento tarantino, Adolfo Buffo. Ma gli indagati sono molti altri; circa una ventina. Al centro il problema delle ricadute occupazioni che discendono dai provvedimenti della magistratura. “La tutela della salute occupa un posto preminente e deve essere salvaguardata anche e soprattutto nell’ambiente lavorativo che rappresenta certamente un luogo in cui le forze in campo sono sbilanciate – rimarca il gip Todisco. Da un lato vi è il datore di lavoro, che si trova in una posizione, per così dire “di forza”, dall’altro il lavoratore che sarebbe tendenzialmente disposto ad accettare conduzioni lavorative e insalubri e pericolose per la salute, pur di lavorare”. Ancora una volta si ha la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la tutela del diritto alla salute è insopprimibile. Pare incredibile che nel corso degli anni non sia stata messa in atto una strategia di controlli, di prescrizioni, di verifiche che potesse garantire il perseguimento degli obiettivi produttivi dell’impresa, senza alcun pregiudizio per la salute umana”.

Serena Scarinci

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