27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 21:58:00

Cronaca

Condemi attacca: “Il sindaco Stefàno deve dimettersi”


TARANTO – Dal consigliere comunale del Pdl l’avv. Filippo Condemi riceviamo e pubblichiamo. Riportiamo alcune brevi frasi dalle quali, delle oltre duecento pagine di intercettazioni effettuate dalla Procura, emerge che l’Ilva era riuscita a creare un sistema “utile ad ammansire e manipolare poteri pubblici, sindacati, amministratori locali, dal sindaco della città Stefano al governatore della Regione Niki Vendola”, affinché “l’acciaieria godesse di un’immunità tale che le consentisse la prosecuzione dell’attività produttiva senza il rispetto, anzi in totale violazione e spregio della normativa vigente”.

Quanto sopra vuol dire, assumendosi il sottoscritto la responsabilità di quel che afferma, che se non vi fosse stata tale prostrazione reverenziale da parte del sindaco, non volendo soffermarci su altro, Taranto non vivrebbe in una sfera, invisibile ma esistente, di veleni che ammalano e uccidono progressivamente ed inesorabilmente a fronte del cinico guadagno imprenditoriale. Commenta il Giudice: “lungi dall’intervenire nelle vicende sulle emissioni tossiche del siderurgico con la fermezza ed incisività che le esigenze di tutela della salute imponevano, il sindaco appariva incline ad assumere iniziative accondiscendenti e solidali verso l’Ilva”. E’ sufficiente tale motivato commento per affermare che Stefàno non può ancora rappresentare Taranto né tantomeno il popolo, che certamente non si aspettava da lui picchi di efficienza e creatività amministrativa, ma nemmeno picchi di slealtà così brutale, dai quali, irresponsabilmente sono derivati lesioni alla loro vita, salute ed occupazione. Le intercettazioni non possono essere poste in dubbio, sono realtà incontestabili anche se Stefàno continua puerilmente a cinguettarne la negazione, per non dimettersi in quanto non vuol rinunciare a posizioni di potere. Ogni momento in più che questo Sindaco resterà a capo dell’Amministrazione Comunale, scivoleremo oltre l’ultimo posto in immagine e vivibilità rispetto a quello in cui già ci troviamo. In tale grave situazione, non è certo possibile fidarsi di questo Sindaco che (intercettazione del 7/6/2010), con l’ormai noto regista Archinà, concorda frasi, parole, concetti e posizioni da tenere in una riunione aperta con l’Arpa che poi sarebbe stata diffusa ai cittadini: “Girolamo, voglio sapere come dobbiamo muoverci noi” Archinà: “la parte scientifica del rapporto l’ho demandata ai tecnici interni” Stefàno: “perfetto” ed ancora Stefano: “devo nuovamente scrivere alla Regione e dire muoviti?” Archinà: “tu puoi convocarci insieme ad Arpa se vuoi o senza Arpa se vuoi…” Stefano: “allora tu dici che io te le faccio (le richieste) in maniera ufficiale ?”, poi si parla di molto altro, si concorda anche l’Ordinanza che deve emettersi. Questa intercettazione è, come detto, del 7/6/2010, successiva di appena 12 giorni a quell’esposto presentato dal Sindaco alla Procura da collocare in una ragionata (concordata?) strategia di difesa da utilizzare se successivamente fosse servita; infatti oggi accade che, scoperto, la sua difesa corrisponde esattamente all’affermazione: “come, proprio io che ho presentato l’esposto contro l’Ilva?” Saremmo curiosi di sapere, anzi la Magistratura dovrebbe in tal senso indagare, perché per fare l’esposto ha scelto un avvocato di Milano? Lo conosceva personalmente o gli è stato presentato di recente? A Taranto non esisteva forse nessun avvocato capace di concepire un semplicissimo esposto? In quest’ottica è pure da inquadrare, quale strategia di favore, la revoca dell’avv. Miraglia (da lui scelto e nominato) e del fatto che, dopo cinque anni, si sia accorto, che non aveva ancora preparato la causa contro l’Ilva, ma dimenticandosi che il detto Avvocato per tutto tale periodo gli aveva chiesto la documentazione e lui non l’aveva mai data; e sempre in quest’ottica di sentinella dei valori più importanti della città, ma al servizio della controparte, che deve pur collocarsi lo sconto transattivo di circa cinque milioni di euro per il pagamento ICI a favore dell’Ilva da lui fortemente voluto. Questa è una minima parte di quel che nei prossimi giorni evidenzieremo del Sindaco che non è indagato quale atto dovuto (come afferma) ma perché ci sono circostanze che hanno portato la Magistratura a iniziare il percorso giudiziario istruttorio che, a giudizio dello scrivente, dovrà concludersi con l’addebito di concorso in disastro ambientale con l’aggravante di aver abusato della fiducia del popolo.

avv. Filippo Condemi

consigliere comunale Pdl

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