19 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2020 alle 16:52:58


TARANTO – Il traguardo è scontato. Ma è la strada da percorrere il vero punto interrogativo per il decreto legge che dovrà “salvare” l’Ilva di Taranto e, a catena, quella di Genova, Novi Ligure, Racconigi e via via l’intera filiera dell’acciaio in Italia. Un decreto che, dando valore di legge all’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, dovrà consentire “il rafforzamento delle garanzie di realizzazione dei principi dell’Aia e la terzietà del meccanismo di controllo” per usare le parole del premier Mario Monti. Come, però, far conciliare salute e lavoro, dribblando un contrasto con la magistratura che appare inevitabile, è impresa non facile.

Nel futuro, ha detto Monti, verrà costituito un apposito Osservatorio e si sta studiando un “progetto di salute per Taranto per il proseguimento dell’attività di sorveglianza epidemiologica, soprattutto in età pediatrica”; nell’immediato, però, il siderurgico dovrebbe essere dissequestrato ‘di forza’, mossa alla quale seguirà la risposta della Procura di Taranto, che dovrebbe essere – i condizionali sono inevitabili, in questa fase – un ricorso alla Corte Costituzionale. A dirla tutto, l’Avvocatura dello Stato è già allertata per la futura contrapposizione con i magistrati tarantini. Il governo, ha ribadito il presidente del consiglio, “considera prioritaria la tutela della salute e dell’ambiente” e valuta contemporaneamente “il polo produttivo di Taranto un asset strategico per l’economia regionale e nazionale”. ‘Quale formula può tenere insieme le due cose?’ è la domanda che rimbalza da ieri, con le autorità nazionali e locali, le parti sociali, la stessa azienda dentro il ‘palazzo’ e gli operai in strada a manifestare, a Roma e Genova, con tanto di tafferugli con la Polizia. “Non è presente il potere giudiziario, ha sottolineato Monti, ma l’attenzione doverosa alle indicazioni della magistratura è confermata dalla presenza qui dell’Avvocatura dello Stato” che in realtà, però, dovrebbe essere la controparte della Procura in una eventuale contrapposizione. Secondo quanto comunicato dal premier, il prossimo passo potrebbe essere un decreto legge. I tempi sono brevissimi; annunciato per le 9.30, il consiglio dei ministri è iniziato con oltre un’ora e mezzo di ritardo. “Sui contenuti, ha spiegato Monti, finalizzeremo il lavoro fatto dai ministri in sintonia con le esigenze che sono state rappresentate qui. Spero che non sia irrealistico sperare che da questa vicenda che ha disseminato morti, perdite enormi e dolorose, possa derivare un clima di fiducia. Spesso dal bene nasce il male”. Ha ripetuto parole ormai note Corrado Clini: “Quello che dobbiamo fare ora è un provvedimento che consenta il rispetto delle prescrizioni dell’Aia, delle direttive europee e di tutte le parti coinvolte”. “L’azienda può sostenere investimenti importanti ma sul piano finanziario dobbiamo impegnarci tutti affinché ci siano risorse necessarie” quanto affermato dal titolare del dicastero dello Sviluppo Economico, Corrado Passera. Il varo del decreto è scontato. Salvo colpi di scena.

Giovanni Di Meo

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