Cronaca

DECRETO LEGGE: E’ CAOS


TARANTO – Il ‘caso Ilva’ non è finito. Anzi, forse deve ancora cominciare. Perchè tanti e tali sono gli sviluppi che si attendono, che davvero il destino del Siderurgico appare ancora da scrivere, nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria che non ha precedenti nella storia del Paese per l’importanza degli argomenti che sono sul tavolo. Non ha precedenti, del re-sto, un decreto legge che di fatto dissequestra un’azienda andando contro le disposizioni della magistratura.

Per tutte valgono le parole dell’Associazione Nazionale Magistrati che tramite il segretario nazionale, e pm a Taranto Maurizio Carbone, ha detto che “il governo si è assunto la grave responsabilità di vanificare le finalità preventive dei provvedimenti di sequestro”, ricordando gli stessi sono stati emessi per “salvaguardare la salute di una intera collettività dal pericolo attuale e concreto di gravi danni”. Lo scenario è quello dello scontro, di un conflitto tra poteri dello Stato. La Procura punta sull’incostituzionalità del decreto, se ne parlerà nel corso di un super vertice, lunedì, alla presenza anche del procuratore Vignola. Proprio perchè il dl di ieri, che incorpora un provvedimento amministrativo come l’aia dandole valore di legge, non ha precedenti, lo scenario è assolutamente confuso. Per l’esecutivo la partita è sostanzialmente chiusa, con l’Ilva di Taranto che può, anzi deve produrre, per sfamare il bisogno di acciaio nazionale ed ‘imboccare’ gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi. Il punto è come incastonare questa disposizione con un sequestro penale in corso. “Il dl non esisteva” ha dichiarato il premier Monti ai giornalisti che insistevano su questo punto, visto che in contemporanea al cdm il gip Todisco, negando il dissequestro dell’area a caldo, scriveva in un atto giudiziario, quindi per così dire ‘ufficiale’, che la nuova Aia non è fondata su studi o accertamenti tecnico-scientifici, e ha tempi di realizzazione incompatibili con le esigenze di tutela delle salute della popolazione e dei lavoratori, che non può essere sospesa senza incorrere in una violazione dei principi costituzionali. Il gip cita due articoli della Costituzione: il 32, sul diritto alla salute, e il 41, sull’iniziativa economica privata che non può recare danno alla sicurezza. Governo e magistrati parlano lingue diverse, in una caotica Babele senza precedenti.

Giovanni Di Meo

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