28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 17:57:00


TARANTO – Una eccezione di incostituzionalità, da presentare alla Consulta, magari sfruttando l’udienza del 6 dicembre in cui il tribunale del riesame dovrà decidere sull’istanza di dissequestro, presentata dall’Ilva, del prodotto finito e semilavorato. Oppure, sollevare la questione del conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato. Sono le due mosse al vaglio della Procura di Taranto, pronta a sferrare un’offensiva legale contro il decreto legge salva-Ilva voluto dal governo che, dando valore di legge all’Aia, autorizza il siderurgico a continuare a produrre. Cosa che, a dirla tutta, l’azienda ha sempre fatto, pure in presenza di un sequestro senza facoltà d’uso.

Un vertice con il procuratore generale della corte d’appello di Lecce, Giuseppe Vignola, stabilirà come il pool di magistrati guidato dal procuratore tarantino Franco Sebastio risponderà all’iniziativa del governo, senza precedenti e che ha scatenato inevitabilmente un vespaio di polemiche. “Mi auguro che i magistrati capiscano che i loro obiettivi e i nostri non confliggono, ma coincidono – ha dichiarato il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera – c’è una volontà comune che è quella di tutelare la salute e di salvare il lavoro di tutti. Noi non vogliamo vanificare le sentenze dei Tribunali né ledere la maestà del potere giudiziario. Vogliamo solo trovare una soluzione condivisa, nel rispetto del diritto”. Parole che però poco si conciliano con quelle pronunciate da un altro esponente governativo, il titolare del dicastero all’Ambiente, Corrado Clini. “Le bonifiche all’Ilva stavano partendo, ma il sequestro ha rinviato tutto. Si è dato un alibi all’azienda”: così Clini ha riaperto il fronte del contrasto con la magistratura. Gli ha replicato Maurizio Carbone, pm della Procura ionica, nella veste di segretario nazionale generale dell’Associazione Nazionale Magistrati: “Il provvedimento di sequestro degli impianti risale allo scorso luglio e che nei fatti non è mai stato eseguito perché l’azienda ha continuato a produrre e non ha avviato alcuna azione di risanamen-to”. “Ingenerose”, per il magistrato, sono le parole di Clini. “Valutiamo il da farsi” ha spiegato da parte sua il procuratore Sebastio. Nel portare la questione alla Consulta, la Procura potrebbe fare suo quanto scritto dal gip Todisco nel motivare il no al dissequestro: “Appare veramente assurdo motivare l’istanza di revoca con ragioni di natura economica. Sostanzialmente viene chiesto all’autorità giudiziaria di concorrere nella protrazione dell’attività criminosa, stante l’indiscussa sussistenza attuale delle emissioni fuggitive e diffuse, nocive per la salute delle persone”.

Giovanni Di Meo

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