14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31

Cronaca

Armati e pericolosi. Chiesto il processo per la banda dei sette


TARANTO – Furono arrestati nella notte del 20 dicembre di un anno fa. Dodici mesi dopo, scocca l’ora dell’udienza preliminare per la banda di rapinatori accusata di aver terrorizzato Taranto e provincia. Il blitz di dodici mesi fa rappresentò la prima risposta dello Stato all’assalto della criminalità che 48 ore prima aveva ammazzato un povero vigilante, Francesco Malcore, assassinato davanti alla Unicredit di via Orsini, mentre faceva il suo lavoro. L’operazione, che vide in campo cento carabinieri, stroncò quella che era ritenuta una banda di emergenti, banditi armati e pericolosi, specializzata, per così dire, in tabaccherie, stazioni di servizio e gioiellerie.

Pronti a sparare, i sette che oggi sono chiamati a rispondere di quanto fatto dal gup, insieme ad altri due imputati. In tribunale sfilano Gaetano Corallo, Salvatore Giaffreda, Alessandro Marzia, Giuseppe Raimondi, Giuseppe Scarciglia, Alessandro Marangi, Cosimo Marino, Massimo Di Matera, e Antonietta Ruggiero, che risponde del solo reato di favoreggiamento. Una volta i banditi hanno ucciso a colpi di fucile un cane randagio che li disturbava durante uno dei loro raid, in un’altra occasione hanno aperto il fuoco contro un rappresentante di preziosi. Ed erano pronti a sparare ancora, secondo gli inquirenti che li hanno pedinati ed intercettati. A finire nella rete per primo Salvatore Giaffreda, indicato come il capo della banda accusata di associazione per delinquere finalizzata alle rapine. I complici lo chiamavano “il dottore”, era la mente del gruppo. “E’ un risultato che arriva dopo un’accurata indagine dei carabinieri. Si è decisa una brusca accelerata per evitare che colpissero ancora” le parole pronunciate un anno fa dal procuratore capo Franco Sebastio. Il pm Giovanna Cannarile ha chiesto il rinvio a giudizio per gli imputati, mentre sono ben 17 le persone offese. Commercianti, in larga parte, vittime di una banda senza scrupoli, che aveva colpito ai Tamburi, contro un rappresentante di preziosi, alla Salinella, in via Mar Grande, a San Giorgio, a Leporano, sulla Taranto-Brindisi.

Giovanni Di Meo

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