27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 21:58:00


TARANTO – Produzione salva grazie al decreto Monti-Napolitano? Non è così facile. Anzi, è decisamente complesso il momento vissuto dall’Ilva. Un gigante d’acciaio che non riesca a rialzarsi, colpito duro prima dalle inchieste giudiziarie poi dalla furia degli elementi, che con un tornado hanno devastato – letteralmente – una fabbrica sempre nell’occhio del ciclone, non solo in senso figurato. L’allarme è stato lanciato dal presidente Bruno Ferrante, che lo ha legato al parere negativo espresso dalla Procura di Taranto alla richiesta di dissequestrare i prodotti finiti e semilavorati, un milione e 700.000 tonnellate di acciaio (valore: un miliardo di euro) che giacciono sulle banchine dell’area portuale.

“Se non abbiamo a disposizione questo materiale dobbiamo ritardare la piena operatività dell’impianto, che potrà riprendere a lavorare a pieno regime non prima di 15 giorni”. Per tornare in possesso di quella merce l’azienda spera nella decisione del gip Patrizia Todisco, ma se dovesse arrivare un verdetto negativo partirebbe un nuovo ricorso. I magistrati hanno rimarcato che quel prodotto è ‘corpo del reato’, perchè sfornato dall’Ilva pure in presenza di un sequestro senza facoltà d’uso, poi concessa ‘di forza’ con l’emissione del decreto governativo. A far andare l’azienda verso la paralisi sono anche i problemi di approvvigionamento di materie prime e i danni provocati dal tornado del 28 novembre. Al secondo sporgente dell’area portuale si lavora per far ripartire un paio di gru utilizzando radiocomandi da terra. L’Ilva avrebbe deciso di utilizzare una ditta esterna per scaricare materie prime che consentano il funzionamento degli impianti, ma si arriva al massimo a 10.000 tonnellate al giorno; ne occorrerebbero circa 50.000. Gli impianti dell’area a freddo, secondo fonti sindacali, sono praticamente fermi. Sul fronte dell’area a caldo, gli altoforni 2, 4 e 5 sono (quasi) fermi, come le batterie 5 e 6 della cokeria. In questo caso, lo stop è imposto dall’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, che domani ‘bloccherà’ anche l’altoforno 1, primo impianto interessato ai lavori di rifacimento previsti dal provvedimento a cui il governo ha dato valore di legge. “Il decreto del governo sull’Ilva ha determinato un momentaneo sospiro di sollievo tra i lavoratori, pensando che fosse il provvedimento risolutivo, ma sappiamo che così non è” ha ricordato il segretario regionale della Fiom Puglia, Donato Stefanelli. Sul rapporto lavoro-salute, la città “ha bisogno di più di un intervento spot” ha detto il ministro della Salute, Renato Balduzzi, sottolineando l’importanza del ‘Progetto Salute per Taranto’ che cerca di dare “risposte strutturali”. Sullo sfondo rimane il probabile ricorso alla Consulta di gip e pm contro il decreto legge salva Ilva.

Giovanni Di Meo

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