06 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Dicembre 2021 alle 06:58:33

Cronaca

“Ce ne siamo andati”. Zio Misseri parla ancora al plurale


TARANTO – “Ho preso i vestiti di Sarah dopo aver gettato il cadavere nel pozzo quando ce ne siamo andati”. Ancora una volta Michele Misseri ha parlato al plurale nel corso del processo per l’omicidio della nipote Sarah Scazzi. Come se fosse stato aiutato da qualcuno ad occultare il corpo della sfortunata ragazzina di Avetrana. Non un dettaglio, nell’economia del processo di cui oggi si celebra la trentaduesima udienza, incentrata sul controesame del contadino di Avetrana da parte del sostituto procuratore Mariano Buccoliero e del procuratore aggiunto Pietro Argentino.

Qualche contraddizione tra precedenti interrogatori resi durante le indagini e il famoso memoriale e qualche ‘non ricordo’ hanno caratterizzato il controesame. Mercoledì scorso Michele Misseri, rispondendo alle domande dell’avvocato Franco Coppi, difensore di sua figlia Sabrina Misseri, zio Miche’ ha sostenuto di aver ucciso da solo la nipote Sarah e di aver accusato ingiustamente la figlia su suggerimento del suo ex legale Daniele Galoppa e della criminologa Roberta Bruzzone, all’epoca consulente di parte. Anche nel corso di quella udienza, aveva in qualche caso utilizzato il plurale descrivendo le fasi successive dell’omicidio. Dora Chiloiro, la psicologa-consulente del carcere di Taranto sentita come testimone citata dalla difesa di Sabrina, davanti alla Corte di Assise aveva a sua volta ritrattato, sostanzialmente, quanto affermato in precedenza, dichiarando che Misseri non le ha “mai parlato di aspetti riguardanti la sua responsabilità nel delitto”. Rispetto all’ingresso in carcere di Michele Misseri, la teste ha affermato di averlo incontrato solo tre volte, il 10, il 13 e il 17 ottobre del 2010. “Si è trattato di ascolti, non di domande. Ci siamo soffermati sulle sensazioni e sulle emozioni legate al momento della detenzione come si fa nei colloqui di ingresso. Non confermo quello che ho detto nell’udienza preliminare del 7 novembre 2011. Sono stata imprecisa poiché sono stata confusa dalle riunioni di staff che si tenevano in quel periodo e dal fatto che si parlava spesso di Misseri”. La psicologa, in seguito alle affermazioni fatte durante l’udienza preliminare, è indagata per falsa testimonianza in un procedimento connesso. Dal marzo scorso non lavora più come consulente del carcere.

Giovanni Di Meo

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