27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 23:04:00

Cronaca

Da “zio Michele” accuse in aula anche contro Argentino


TARANTO – Contraddizioni, “non ricordo”, accuse a se stesso ed ai magistrati, addirittura una corda portata in aula tra lo sconcerto generale. A suo modo, è stato uno show quello di Michele Misseri. Ecco cosa ha detto zio Miche’ in corte d’Assise, dove in due udienze – totale, 17 ore – ha raccontato la sua versione del delitto di Avetrana. AI PM: NON VOLETE LA VERITA’ “VOI L’AVETE AMMAZZATA” “Non volete la verità. La verità è quella che so io. Io l’ho ammazzata una volta, voi chissà quante volte l’avete ammazzata”. Lo ha detto Michele Misseri rivolgendosi ai pubblici ministeri in aula durante il processo per l’omicidio della nipote Sarah Scazzi. Per queste affermazioni il teste ha ricevuto un richiamo dal presidente della corte d’Assise Rina Trunfio, che gli ha chiesto di limitarsi a rispondere alle domande senza fare commenti.

IL PLURALE: “CE NE SIAMO ANDATI” “Ho preso i vestiti di Sarah dopo aver gettato il cadavere nel pozzo quando ce ne siamo andati”. Michele Misseri ha parlato al plurale, come se fosse stato aiutato da qualcuno ad occultare il corpo di Sarah. Lo ha fatto nella trentaduesima udienza del processo, ieri, incentrata sul controesame da parte del pm Mariano Buccoliero e del procuratore aggiunto Pietro Argentino. “MI HANNO DETTO DI ACCUSARE SABRINA” “In quell’interrogatorio del 5 novembre c’è scritto cosa ho detto io, ma non cosa mi dissero di riferire Galoppa e Bruzzone”. Misseri è tornato ad accusare il suo primo difensore, Daniele Galoppa, e la criminologa Roberta Bruzzone, nominata consulente del legale, sostenendo di essere stato indotto da loro ad accusare sua figlia Sabrina. Il pm Mariano Buccoliero ha letto un passo del verbale del 5 novembre 2010 in cui gli inquirenti chiesero al contadino di Avetrana: “Sabrina ha mai manifestato la preoccupazione di essere scoperta o che potevate essere scoperti?”. La risposta: “Mai. Lei diceva: papà è troppo bravo e non lascia piste”. Il contadino a quel punto ha chiamato in causa l’avv. Daniele Galoppa e l’ex consulente Roberta Bruzzone. “ERO IMBOTTITO DI TRANQUILLANTI” Misseri è quasi sbottato di fronte ad una domanda e all’ennesima contestazione del pm rispetto all’interrogatorio del 15 ottobre 2010, quando dopo un’ispezione nel garage insieme agli inquirenti che lo avevano arrestato una settimana prima, chiamò per la prima volta in correità la figlia Sabrina. “Del 15 ottobre non rispondo più perché non ricordo niente. Ero con i farmaci, ero imbottito con i tranquillanti. Il 15 ottobre mi avete portato dove avete voluto. L’avvocato Galoppa doveva dire: Basta, questo interrogatorio non va avanti”. “L’AVREI UCCISA CON UN CACCIAVITE” Il dott. Buccoliero ha chiesto spiegazioni a Misseri sul momento dell’omicidio. In particolare ha chiesto il motivo per il quale, dopo avere afferrato alle spalle la vittima, l’avrebbe lasciata per un attimo per prendere la corda con cui l’avrebbe strangolata. L’uomo ha risposto di aver preso il primo oggetto che aveva a disposizione. “Se avessi avuto un cacciavite avrei preso un cacciavite”, ha concluso. “NON POTETE COMPRENDERE” Il pubblico ministero ha chiesto per quale ragione Misseri non avesse strangolato Sarah con le mani visto che l’aveva afferrata per portarla sulla rampa del garage. Misseri ha risposto: “Non potete comprendere. Questa è una cosa che vi deve capitare per capirla”. CON LA CORDA IN AULA Nel corso della sua testimonianza in corte d’Assise, mentre il pm Buccoliero cercava tra i verbali il contenuto di una intercettazione, Michele Misseri ha preso dalla tasca della sua giacca una corda e si è alzato all’improvviso per mimare qualcosa. Il presidente Rina Trunfio ha detto al teste che non poteva parlare a ruota libera trattandosi di un controesame, e non di dichiarazioni spontanee. Misseri si è nuovamente seduto e ha ripreso a rispondere alle domande dell’accusa. I pubblici ministeri hanno rivolto altre contestazioni al contadino, che si è contraddetto ricordando alcune telefonate in cui parlava con il nipote Cosimo Cosma, imputato per soppressione di cadavere. Misseri è apparso provato dal lungo interrogatorio e in più occasioni, incalzato dalle domande dei pubblici ministeri, si è limitato a rispondere con un “non ricordo”. Numerosissime sono state le contestazioni relative alle difformità tra le dichiarazioni rilasciate in aula e quelle che emergono dai verbali. “QUESTO RIMORSO NON LO POSSO PIU’ PORTARE DENTRO” “Ho ucciso io Sarah, questo rimorso non lo posso più portare dentro di me” aveva dichiarato Misseri nella precedente udienza in Assise, rispondendo in quel caso all’avv. Franco Coppi, difensore di sua figlia Sabrina. In quell’occasione l’avv. Armando Amendolito ha rimesso il suo mandato. Prima di lui avevano preso la stessa decisione Daniele Galoppa, Francesco De Cristofaro e Massimo Saracino. A difendere d’ufficio Misseri ora è l’avv. Luca La Tanza. Così Misseri ha ricostruito quanto accaduto il 26 agosto 2010. “Ho ucciso Sarah con una corda, mi stava dando fastidio. Non ho visto scendere Sarah, era dietro di me. Mi ha detto: Zio, perché stai gridando?. Le ho detto: Vattene. Non ho capito cosa voleva da me, mi stava dando fastidio. Insisteva, allora io l’ho spostata, lei mi ha tirato un calcio e io allora ho preso un pezzo di corda e l’ho stretta. Non so nemmeno quanto è durato. Lei si è accasciata ed è caduta su un compressore, che è stato prelevato dagli inquirenti dopo tanti mesi. Ho stretto Sarah con forza e a un certo punto ha cominciato a squillare il telefonino, che è caduto per terra. Non avevo visto che si era rotto, poi l’ho raccolto e messo nell’auto”, ha raccontato ancora Misseri. Il contadino ha aggiunto di aver premuto leggermente con le dita sugli occhi di Sarah. “Era una tecnica che avevo appreso in un corso che avevo seguito in Germania. Quando schiacci con il dito, se l’occhio si muove la persona è ancora viva, ma non si muoveva niente”.

G.D.M.

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