18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 17:24:06

Cronaca

Il segretario Dc: la “ricetta Capaldo” per salvare l’Italia


TARANTO – “Si deve cercare di ridurre la spesa pubblica, facendo debiti mirati agli investimenti per garantire servizi, infrastrutture e ricerca. In questo senso la via maestra è quella della privatizzazione del nostro debito pubblico”. Il segretario della Democrazia Cristiana punta sulla “ricetta Capaldo” per salvare l’Italia. L’on. Gianni Fontana, questa mattina in visita alla redazione di Taranto Buonasera, ha risposto a tutto campo su politica, economia, Ilva ed elezioni. Con lui c’era Antonio Fago, che nei giorni scorsi è entrato a far parte del direttivo nazionale della “balena bianca”. Il ritorno della Dc sembra aver riacceso gli animi di molti moderati.

Negli ultimi vent’anni ha percepito sentimenti di avversione, da parte dell’opinione pubblica, soprattutto nel periodo post-tangentopoli? “Certo. Era presente nel Paese una idea negativa rispetto a quella che è stata impropriamente chiamata Prima Repubblica. In realtà non c’è mai stata una Seconda Repubblica perché non si è mai realizzata una democrazia compiuta. La narrazione che è stata fatta passare amplificava gli errori della Dc. Errori ce ne sono stati, inutile negarlo. Ma a mio modo di vedere il decadimento della politica è iniziato con la morte di Aldo Moro. Sono venuti meno i suoi valori”. Nella politica italiana sembra esserci una corsa al “centro”. Come vivete questa situazione paradossale per la Dc? “Vediamo questa operazione di collocamento al centro più tattica che strategica. Non si può parlare di centro in termini geometrici, come di una area equidistante da destra e sinistra. Il senso di centro che noi diamo è quello di essere un partito in grado di rappresentare tutte le speranze e le paure dell’intera società”. Quello che stiamo vivendo è un momento estremamente delicato per la politica. E’ vostra intenzione presentarvi alle prossime elezioni Politiche? “Il nostro obiettivo è quello di portare nelle Istituzioni una rappresentanza. Sicuramente saremo presenti a livello locale, regionale ed anche alle Politiche”. Contate di riuscire a superare lo “sbarramento”? “Sono fiducioso. Se individueremo una figura adeguata non avremo problemi a sostenerla. Tenendo presente che ci sentiamo parte integrante del Ppe”. Quindi appoggereste Monti. “Se scende in campo certamente. Ovviamente saremo intransigenti su rigore ed equità sociale, risollevando le sorti di lavoro ed economia”. Quali i punti cardine del vostro programma? “Noi siamo contro il finanziamento pubblico ai partiti. Ci autofinanzieremo. I nostri iscritti potranno contribuire al massimo con 2mila euro. Nessuno potrà essere “proprietario” del partito. Chiediamo di dare personalità giuridica ai partiti. Sull’economia crediamo che la “ricetta Capaldo” sia la via maestra. Si deve cercare di ridurre la spesa pubblica, facendo debiti mirati agli investimenti per garantire servizi, infrastrutture e ricerca. Se quel risparmio non lo si investe si è sempre bloccati perchè si deve pensare costantemente a pagare il debito. In questo senso la via maestra è quella della privatizzazione del nostro debito pubblico”. Lei, in passato, ha ricoperto anche l’incarico di sottosegretario all’Industria. Cosa pensa delle vicende, relative all’Ilva, che stanno tenendo con il fiato sospeso lavoratori e ambientalisti? “Bisogna riconoscere che nel passato c’è stato un atteggiamento troppo corrivo nei confronti dell’azienda. Sono mancate politiche di attenzione alla salute ma anche alla società, questo per l’assenza della politica ma anche di chi doveva controllare. In questo momento non deve prevalere nessuna delle due esigenze che si scontrano, ovvero la salute ed il lavoro. Si deve andare avanti con le proposte che il ministro Clini ed il Governo hanno portato a Taranto, vigilando che siano mantenuti tutti gli impegni”.

Fabio Mancini

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