20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 15:55:41


TARANTO – A passo di lumaca, dalla grande fabbrica sino alle porte della città. I giganti della strada fanno sentire i motori, ed amplificano l’ultima voce, in ordine di tempo, tra le tante che gridano le proprie ragioni in quel ginepraio che è la complessa vicenda-Ilva. Stamattina, a farsi sentire sono stati gli auto trasportatori dell’indotto del siderurgico. “Siamo cinquecento imprese, anche piccolissime, per seicento posti di lavoro. Senza il decreto Ilva perdiamo tutto” dicono nel piazzale antistante la portineria C dell’Ilva, dove hanno dato vita ad un sit in a favore del provvedimento del governo che neutralizza i sequestri della magistratura, prima di dar vita alla simbolica marcia che ha quasi raggiunto Taranto.

Con loro, i mezzi – diverse decine di tir – e le famiglie. Un tema su cui insistono molto, nella nota e nei volantini che da ieri sono circolati nelle redazioni. “Anche noi amiamo i nostri figli. Vogliamo la salute, e vogliamo il lavoro”, hanno messo nero su bianco prima di spedire tutto via fax e via email. “Gli autotrasportatori dell’indotto Ilva, visto il perdurare del loro fermo a causa delle vicende note a tutti, si autoconvocano per il giorno 17/12/2012” scrivono. “Chiediamo a tutte le istituzioni nazionali e locali di farsi carico urgentemente di una risloluzione della questione Ilva che sta mettendo in ginocchio la nostra categoria. Non possiamo più aspettare perchè le banche ci stanno mettendo alle strette. Noi imprese non godiamo di alcun ammortizzatore sociale, dobbiamo chiudere e basta. Abbiamo ribadito più volte che lavoro e ambiente si può e si deve fare. Si deve partire immediatamente sia con l’attività lavorativa che con quella di risanamento e bonifica. Vogliamo che la magistratura possa e debba essere l’elemento di congiunzione per questa ripartenza e per l’eventuale controllo, e non un ostacolo”. La marcia dei giganti della strada ha portato inevitabilmente più di una conseguenza sul traffico, in entrata e in uscita dal centro urbano, con tanto di strade bloccate ed interdette alla circolazione dei mezzi ‘normali’. Anche visivamente, il lento camminare di decine di mezzi pesanti ha mostrato quanto sia complessa la questione che ruota attorno al presente ed al futuro della più grande acciaieria d’Europa. Se la manifestazione odierna è dichiaratemente pro-decreto, in oltre diecimila sabato hanno sfilato per le vie della città dicendo no proprio al provvedimento che, di fatto, cancella il lavoro di Procura e magistrati che hanno disposto i sigilli per l’area a caldo e per i prodotti realizzati comunque, pure in presenza di un sequestro senza facoltà d’uso.

G.D.M.

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