02 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Cronaca

Omicidio del vigilante Malcore. Un anno dopo, dolore e speranza


TARANTO – “Carissima Gabriella, nell’anniversario della morte di Francesco, il mio pensiero non poteva che essere rivolto a te, a questo anno che abbiamo trascorso in quel colloquio del cuore dove si combattono i diversi sentimenti dell’animo come la rabbia, la paura e l’apprensione, per cercare insieme di leggere la tua dolorosa vicenda con uno sguardo nuovo: quello della fede e della speranza”. Con queste parole, ieri sera, don Mario Proietti, cappellano militare dell’Arma dei Carabinieri, si è rivolto alla moglie di Francesco Malcore, il vigilante assassinato il 19 dicembre del 2011 durante una rapina ad una banca del rione Tamburi.

La sua storia ha commosso tutti e continua a farlo. Ieri nella chiesa di San Donato, si è celebrata, in occasione del primo anniversario della morte del vigilante, una Santa Messa di suffragio, per ricordare un uomo che è morto per lavoro. Commozione, dolore, fede e speranza. Questi i sentimenti che si sono vissuti ieri. “Un anno fa – ha ricordato don Mario rivolgendosi sempre a Gabriella – scrivevo che tutti i Carabinieri e le forze di polizia ti sono vicini con il cuore straziato e siamo persuasi che il loro impegno instancabile giungerà a riscattare la vita di Francesco. Come si riscatta la vita di un uomo? È poco se ci si limita al solo perseguire il reato che ha sconvolto, distrutto e rovinato l’esistenza di una famiglia; noi abbiamo cercato di fare di più, lo Stato ha fatto di più, ha fatto quello che ogni cittadino si attende: affidare al giudizio della giustizia i responsabili e ristabilire nella dignità una famiglia che è fondamento della stessa vita di uno Stato”. Il 30 gennaio scorso, infatti, all’esito della complessa indagine condotta dal Reparto Operativo dei Carabinieri del Comando Provinciale di Taranto, è stato assicurato alla giustizia l’autore del delitto. “Da questa tragedia” ha fatto notare il Cappellano la città esce più forte, più unita e più consapevole di possedere delle risorse di bene che possono far fronte alle più profonde esigenze di sicurezza di tutti. “Già questo è speranza perché insieme ai tuoi figli puoi rivolgere lo sguardo al vostro dolore nella certezza che non è stato sprecato e vanificato, ma accolto e reinvestito. Francesco non è morto inutilmente, ma dalla sua morte è scaturita una migliore coscienza di tutti”. Infine la promessa: “Nell’Istruzione natalizia che invierò ai Carabinieri, ho voluto mettere il tuo nome a fianco a quello di Federica, la giovane sposa di Emanuele, carabiniere ucciso in Afganistan, che, come te, ha visto la sua vita distrutta dalla follia e dalla violenza omicida dell’uomo”.

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