20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 20 Ottobre 2020 alle 21:48:32

Cronaca

Vella: “Sono innocente”. Ma Scarcella lo accusa


TARANTO – Il giudice Pietro Vella si è professato innocente, l’avvocato Fabrizio Scarcella lo ha, invece, accusato. Entrambi hanno reso dichiarazioni spontanee nell’udienza che si è tenuta dinanzi al gup del Tribunale di Potenza, dottor Spina. Insieme al magistrato, difeso dall’avvocato Carlo Petrone, e il legale, assistito dagli avvocati Luca Balistreri e Franco De Feis, ha reso dichiarazioni spontanee anche il terzo imputato, un dipendente dell’Ufficio delle Entrate, che è difeso dall’avvocato Rosario Orlando. Il giudice e l’avvocato furono arrestati dai carabinieri del Nucleo investigativo di Taranto, a marzo scorso, mentre maneggiavano una busta contenente 2mila euro nell’auto di Scarcella, parcheggiata sotto casa del magistrato.

Per gli inquirenti quei soldi sarebbero stati parte di una tangente chiesta dal giudice al titolare di un distributore di carburanti per “aggiustare” una causa riguardante il sequestro dell’impianto. Nel corso dell’udienza che si è tenuta a Potenza, sede competente per procedimenti che riguardano magistrati di Taranto, l’avvocato Scarcella ha confermato tutto quello che aveva dichiarato nel corso dei suoi interrogatori e precisamente tutte le fasi che hanno poi indotto i carabinieri al loro arresto e che la richiesta di denaro di ottomila euro era stata avanzata dal giudice Vella. Il legale ha inoltre confermato di essersi presentato sotto casa del magistrato con una busta contenente 2mila euro, busta che il magistrato non aprì. Ha, infine, detto che subito dopo entrambi furono fermati dai carabinieri. Dichiarazioni spontanee anche del dottor Vella il quale ha ripercorso la sua lunga carriera in magistratura, soffermandosi su di un lungo periodo che lo ha visto dirigere la sezione fallimentare del Tribunale di Taranto. Ha affermato di aver salvato 1800 famiglie dal fallimento della Belleli e di non essere mai stato denunciato. Il magistrato ha negato di aver aperto la busta aggiungendo che i carabinieri in borghese sono intervenuti proprio in quel frangente. Ha reso dichiarazioni spontanee anche il dipendente dell’Ufficio delle Entrate il quale ha confermato di essere stato contattato dal giudice per rintracciare l’imprenditore ma di non aver mai saputo il motivo e di averlo fatto in piena buona fede. Com’è noto, il titolare del distributore di carburante che avrebbe pagato la tangente si è già costituito parte civile, tramite l’avvocato Emidio Attavilla ed ha chiesto un risarcimento dei danni di 180mila euro.

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