Cronaca

«Di Ma’, ma poi ce sei andato a Taranto!?»

Il giornalista Antonello Piroso punge il vicepremier


«Il Movimento Cinquestelle ha fatto questa iniziativa, “Se lo diciamo poi lo facciamo”. Io però c’ero a Bisceglie, in piazza, quando Di Maio disse che dopo due settimane sarebbe andato a Taranto a spiegare la sua posizione sull’Ilva. Sono passati mesi. A Di Ma’, ma poi ce sei andato a Taranto, ca***!?».
Nel suo programma radiofonico su Virgin, “Il cavaliere nero”, il giornalista Antonello Piroso – tra la sue esperienze, quella su La7 – ha ricordato al vicepremier grillino e ministro del Lavoro e dello Sviluppo, Luigi Di Maio, che c’è sicuramente una cosa che i Cinquestelle hanno detto (più volte, in verità) e non fatto: la visita di Di Maio a Taranto, appunto, per spiegare quello che molti hanno interpretato come un voltafaccia, vale a dire la mancata chiusura dell’acciaieria ora rilevata da ArcelorMittal.
Una ferita apertissima per una parte importante del variegato mondo dell’ambientalismo tarantino.
Lina Ambrogi Mella, promotrice del ricorso alla Corte Europea sui danni causati dal Siderugico, ha dichiarato che «pur essendo molto soddisfatti per l’esito del ricorso dal punto di vista dell’accertamento pieno della responsabilità dello Stato italiano per la mancata protezione della salute dei residenti di Taranto dal grave inquinamento prodotto dall’Ilva, riteniamo che la Corte non abbia tratto le dovute conseguenze da un tale accertamento, lasciando alle autorità statali un margine di apprezzamento eccessivamente ampio nell’individuazione delle misure e dei tempi entro cui porre termine alle violazioni riscontrate, soprattutto in ragione delle plurime e decennali omissioni», annunciando ricorso. E se, parlando di siderurgico, in una nota il sindacato Ugl sottolinea come «seppur ArcelorMittal abbia rispettato i minimi garantiti dalla fase iniziale dell’accordo, sono emerse nuovamente delle incongruenze, che la Ugl di Taranto aveva già denunciato in una nota al Ministero dello Sviluppo Economico, poco dopo la sottoscrizione dell’accordo», si registra una nota di Piano Taranto proprio in merito alla ‘giravolta’ di Luigi Di Maio. «Apprendiamo dalla stampa che il vicepremier Di Maio è “un po’ arrabbiato” perché i tarantini ritengono che su Ilva non siano state rispettate le promesse fatte in campagna elettorale. Ci preme ricordare al suddetto Ministro della Repubblica Italiana – fresca di condanna da parte della Corte Europea dei Diritti Umani proprio per l’affaire Ilva – che Taranto ha eletto 5 parlamentari sulla scorta di una campagna elettorale incentrata sulla chiusura del siderurgico e conseguente riconversione economica dell’intera area ionica. A onor del vero, lo scorso febbraio, in occasione della sua visita a Taranto per la campagna elettorale, lo stesso Di Maio dichiarò che “L’Ilva è una realtà che deve continuare ad esistere e che deve continuare a dare posti di lavoro, anche più di quelli che offre adesso”. Queste parole furono oggetto di durissima critica da parte della cittadinanza che, di tutta risposta, in un comunicato congiunto a firma dei candidati alla Camera Alessandra Ermellino, Rosalba De Giorgi, Giovanni Vianello, Giampaolo Cassese, il candidato al Senato, Mario Turco (oggi tutti eletti) e i portavoce del Movimento Cinque Stelle in Consiglio comunale, Massimo Battista (l’unico ad aver abbandonato le fila del M5S appena scoperto l’inganno perpetrato sulla pelle dei tarantini) e Francesco Nevoli e regionali, Marco Galante e Antonella Laricchia, fu accusata di aver strumentalizzato quelle dichiarazioni, recitando testualmente: “Di Maio ha ragione, bonifiche e riconversione economica con chiusura delle fonti inquinanti… Dispiace che qualcuno abbia provato con delle forzature anche abbastanza palesi a strumentalizzare le parole del candidato premier M5S giocando, ancora una volta in questa campagna elettorale, con la salute dei cittadini”.
Rimarchiamo con forza la nostra netta opposizione alle scelte di questo Governo, che ha prima carpito e poi tradito la fiducia dell’elettorato tarantino, e riteniamo inaccettabili le scuse addotte per portare a compimento il piano di cessione avviato dal Pd»

Giovanni Di Meo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche