28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 18:20:00

Cronaca

UNA TREGUA D’ACCIAIO


TARANTO – Tregua di Natale. Fragilissima. E destinata ad essere infranta praticamente subito. Una volta che la legge salva Ilva, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (oggi?) sarà “operativa”, l’azienda rinuncerà all’udienza d’appello per la restituzione dei coils pretendendo di avere in proprio possesso quanto posto sotto sequestro il 26 novembre. Merce prodotta in presenza di un sequestro senza facoltà d’uso. Procura e Gip attendono di leggere il testo definitivo della legge, quindi solleveranno il conflitto di attribuzione; per l’eccezione di incostituzionalità si aspetta la sede in cui sollevarla che sarà proprio – almeno, è quanto trapela – la presentazione, da parte dell’Ilva, dell’istanza di dissequestro.

Cantano vittoria, per ora, i Riva. La famiglia degli imprenditori dell’acciaio, che vede il patriarca Emilio ed il figlio Nicola agli arresti domiciliari e l’altro figlio, Fabio, latitante all’estero inseguito da un mandato di cattura internazionale, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, hanno diramato una nota in cui c’è tutta la loro soddisfazione per l’operato di governo e parlamento. “La legge che il parlamento ha approvato ci fa guardare con fiducia al futuro. Il governo e il parlamento hanno riconosciuto il ruolo strategico dell’Ilva e hanno dato fiducia al management e alla proprietà. Nell’Ilva vediamo il presente e il futuro della siderurgia italiana, una siderurgia che vuole coniugare rispetto dell’ambiente e della salute con il lavoro. In Italia, come in Europa, si deve evitare che l’industria e il lavoro entrino in conflitto con le giuste sensibilità ambientali. Non abbiamo mai voluto lasciare Taranto”. I Riva sottolineano di aver investito in 17 anni nel sito siderurgico 4,5 miliardi, spiegando che “lo stabilimento di Taranto sta attuando le prescrizioni della nuova Aia. Gli investimenti richiesti sono ingenti. Stiamo lavorando per assicurare questi investimenti e siamo fiduciosi di riuscirci”. “In questi mesi il futuro dell’Ilva è stato in pericolo. Abbiamo sempre e solo chiesto di poter produrre e vendere i nostri prodotti adeguandoci ai tempi previsti dalle nuove norme. Nessun ricatto occupazionale. Nessuna pressione diretta o indiretta. Solo un fatto molto semplice e logico: senza produzione e vendita una fabbrica non può sopravvivere. Siamo fiduciosi che ora in Italia vi sia una nuova strada”. Questo mentre il Riesame ha confermato gli arresti domiciliari per Michele Conserva, ex assessore all’Ambiente, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla concussione. L’ex esponente della giunta Florido è stato arrestato il 26 novembre scorso, nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente Svenduto” coordinata dal pm Remo Epifani. Il tribunale conferma i domiciliari spiegando che esiste un concreto ed attuale rischio di inquinamento probatorio visto che Conserva potrebbe avvicinare imprenditori non ascoltati nelle indagini, ma che potrebbero essere chiamati a testimoniare in un eventuale processo.

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