21 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 21 Ottobre 2020 alle 06:40:34

Cronaca

Mons. Santoro: “C’è una promessa nel cuore di Taranto”


 

Tradizionale messaggio di Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita di Taranto, in occasione del Natale 2012. Un messaggio di speranza in un momento così difficile per la città jonica.

 

«Carissimi fratelli e sorelle,
la festa della nascita del nostro Salvatore ci spinge, con coraggio e profezia , anche nelle attuali difficoltà alla speranza e alla gioia.
Conosco bene gli affanni del momento presente per la nostra comunità, ma non possiamo cancellare la lieta notizia: “Vi annuncio una grande gioia, che sarà per tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2, 10-11). perché ci «viene dato un figlio, un salvatore» e perché la gloria di Dio in cielo è la pace per gli uomini che desiderano appartenergli.

 

Il Natale non è un’evasione vagamente gioiosa, una parentesi, la festa dei buoni sentimenti, ma un punto di partenza fondamentale e definitivo per tutta la storia umana. Dice ancora il Vangelo di Luca: “Per loro non c’era posto nell’alloggio”.

 

Colui al quale appartiene tutto non trova un posto per nascere. Non vorremmo che in mezzo ai drammi che ci stanno accompagnando o alla fiera del consumismo non ci sia posto per la nascita del Signore. E Lui viene esattamente nel dramma aperto dalla questione Ilva e nell’emergenza sanitaria perché nessuno possa dire che il Signore si è dimenticato di noi. Se c’è un luogo in cui Lui nasce volentieri è proprio in questa nostra situazione.

 

“Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia”. La Madonna pone Gesù in una mangiatoia, proprio come i più poveri tra i poveri. È nato in un luogo poco accogliente: una grotta che è una stalla perché nessun uomo senta che, nella situazione in cui si trova, non possa nascere la speranza. I visitatori della grotta di Betlemme, ci raccontano i Vangeli, dopo questa esperienza meravigliosa, tornano sì a casa, ma cambiando strada. E se la sfiducia si è accovacciata maliziosamente accanto al bue e all’asinello nel vostro presepe, non abbiate timore. Ai tempi di Giuseppe e Maria le cose non andavano meglio di adesso. Anzi. San Luca con un filo di ironia, racconta il decreto del censimento dell’imperatore Cesare Augusto, che pari ad un dio, si credeva il padrone del mondo, di tutta la terra. Maria e Giuseppe, lei giovane donna incinta e dimora dello Spirito Santo, lui carpentiere e uomo giusto, piccole unità anonime, di un’oscura provincia dell’Impero romano, si mettono in viaggio per farsi censire. Ma la mano di Dio opera e agisce in mezzo agli umili, amandoli e risollevandoli. La sua volontà si compie non assecondando i potenti, ma portando a compimento le antiche promesse. C’è una promessa nel cuore di ognuno di noi, c’è una promessa nel cuore di Taranto. Non permettiamo che ce la distruggano. È la promessa della vita nuova che nasce con il fatto della nascita di Gesù.

 

Così in una grotta di periferia, lontana dalla gente per bene, appare la salvezza del mondo. Se sentiamo le sferzate della crisi economica e ancor più la preoccupazione per il nostro grave problema sociale, che ormai è noto a tutti qual è il conflitto tra salute, ambiente e lavoro, ancor più questo Natale è per noi, come per i pastori nomadi all’addiaccio, un Natale di Speranza e di unità che ci spronerà a lavorare e a superare il rischio di non avere come Maria e Giuseppe una casa e un lavoro ea alimenterà la fiducia e la speranza che i nostri figli non si ammalino di ben altro che il freddo e il gelo! Tarantini, questo Natale è per noi, il Natale della fede che deve crescere ed essere più viva per farci riscoprire i valori veri della nostra comunità. Sentendoci tutti responsabili, perché siamo tutti fratelli, solidali ed uniti. Questo Natale è per noi, perché nell’impossibilità di farci tanti regali possiamo accogliere l’unico dono che conta: Gesù Cristo, la via, la verità, e la vita.

 

Per chi viene Gesù? Soprattutto per chi soffre. Viene per le famiglie dei nostri ragazzi, Claudio Marsella e Francesco Zaccaria morti tragicamente all’Ilva: che dolore indescrivibile quel posto vuoto a tavola nel Giorno Santo, come in tutte le famiglie toccate dal lutto in questo 2012. Vorrei benedirvi e abbracciarvi per farvi sentire la consolazione che solo il Bimbo Gesù può dare a voi, Egli è venuto in una mangiatoia per sacrificarsi sulla croce, perché potesse essere solidale con ciascuno di noi nell’ora della prova. Il Natale è il periodo privilegiato per la solidarietà concreta; per questo desidero che nella festa della Santa Famiglia, il 30 dicembre in tutte le comunità parrocchiali, si faccia una questua a favore dei cittadini di Statte, prostrata dal tornado, ma desiderosa di risollevarsi presto. Non possiamo e non dobbiamo lasciare soli gli stattesi che, nella fiaccolata che abbiamo fatto insieme, hanno dimostrato unità, concordia e volontà di risollevarsi e di ricostruire ciò che è stato distrutto.

 

Così come ho fatto all’inizio di questo anno, anche ora desidero portare l’abbraccio di Cristo negli ospedali, in carcere, nelle nostre mense per i poveri e a tutti i senzatetto, ai quali spero presto di poter offrire, con l’aiuto delle istituzioni, un luogo per poter passare la notte.
Voglio augurare la gioia natalizia anche ai fratelli delle altre confessioni cristiane e stendere la mano della condivisione e della fratellanza ai non cattolici. E siccome il riverbero della luce natalizia affascina e coinvolge tutti, perché la nascita di un figlio, non può che portare gioia e tenerezza, il mio saluto, in amicizia, vorrei giungesse anche a tutti i non credenti. Mentre a coloro che si sono allontanati dalla fede dico di tornare fiduciosi e sereni, perché nella capanna di Betlemme c’è posto per tutti, e una stalla è fatta proprio perché nessuno si senta a disagio o inadeguato!

 

Nella messa della veglia, al 24 sera, portando in braccio l’immagine del Salvatore, presentando ai credenti il mistero del Verbo fatto carne, presenterò al Signore tutti voi. Questo Natale è per noi, un Natale di pace e di unità. Vi abbraccio uno ad uno, annunziandovi «è nato in nostro Salvatore, è il Cristo Signore». E come dice la nota pastorale tarantina: È nato un bambino divin sulla Terra sconvolta dal mar, cantiam cantiam la pia pastoral. Pace e amor lieta pastoral che la brezza reca dall’uno all’altro mar».

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