Cronaca

​Impianti a pezzi, ma con ArcelorMittal si può risalire ​

La visita di Rocco Palombella al siderurgico


«Gli impianti sono in
uno stato comatoso. La situazione
è drammatica, ma da qui bisogna
ripartire per risalire».
Rocco Palombella è tornato allo stabilimento siderurgico che lo ha visto
crescere come lavoratore, dopo dieci
anni. Dieci anni nei quali è accaduto
di tutto.

Mercoledì 6 febbraio il segretario generale della Uilm ha voluto
compiere una verifica diretta su ciò
che è stato fatto e su ciò che ancora resta da fare per raggiungere l’obiettivo
di far coesistere la più grande fabbrica
europea d’acciaio con l’esigenza della
città di non essere più soffocata dalle
sofferenze che oltre mezzo secolo di
inquinamento ha prodotto.
Lo stato precario degli impianti, dunque. Palombella individua precise responsabilità: «Gli impianti risentono
della totale assenza di manutenzione
negli anni di gestione dell’Amministrazione Straordinaria. L’As non ha
fatto investimenti. Per questo chiediamo ad Arcelor Mittal di intervenire
quanto prima sul risanamento degli
impianti».

Uno su tutti: l’Altoforno 5:
«Oggi è un ferro vecchio, dubito che
si possa risalire con la produzione a
8 milioni di tonnellate. L’Afo 5 si può
rimettere in sesto con tutti i criteri di
ambientalizzazione».
L’altra faccia della medaglia è il rispetto degli interventi prescritti nel
piano ambientale: «Arcelor Mittal ci
ha comunicato che le tabelle di marcia
sono rispettate. Il più importante è
visibile a tutti: la copertura dei parchi
primari, nel frattempo sono iniziati
i lavori di copertura dei parchi del
fossile».
Su altri due aspetti Palombella ha
soffermato particolarmente la sua
attenzione: la sicurezza e i livelli
occupazionali. Proprio mentre il
segretario della Uilm era in stabilimento, si è verificato l’infortunio che
ha coinvolto un capoturno dell’Afo1.

«Di fronte a questi episodi diventiamo
tutti più piccoli. L’azienda ci ha però
mostrato come gli infortuni siano diminuiti. Riscontriamo che c’è grande
attenzione da parte di Arcelor Mittal
verso la sicurezza e che ciò fa parte
della loro impostazione aziendale».
L’occupazione: «Noi vogliamo che
alla risalita della produzione ci sia il
reinserimento dei lavoratori che oggi
sono in Amministrazione straordimaria. Non li lasceremo soli».

Un messaggio chiaro all’azienda.
Palombella ha definito «positivo»
questo incontro con i nuovi proprietari dell’ex Ilva. Con l’avvento di Am,
sembra dunque aprirsi la prospettiva
di una nuova qualità di relazioni
industriali, nonostante vi siano ampi
terreni di discussione sui criteri di
selezione dei lavoratori e, come detto,
sui livelli occupazionali.
«Quello del 6 settembre – ha detto
il segretario della Uilm – è stato un
accordo sofferto, per tante ragioni. È
stato frutto di un compromesso nel
quale noi abbiamo difeso due punti
essenziali: la tutela dell’ambiente e il
no alla perdita anche di un solo posto
di lavoro. Ci siamo battuti perché
Taranto non diventasse una nuova
Bagnoli. Taranto deve rinascere e oggi
abbiamo un interlocutore ben identificato col quale poterci confrontare».

E a proposito di inquinamento, non è
mancato un passaggio sul sequestro
delle collinette ecologiche: «Sono
l’esempio di come nel tempo si siano
sommate colpe e ignoranza. Quelle
colline vanno bonificate. L’amministrazione straordinaria deve spendere
il miliardo e trecento milioni che ha a
disposizione per le bonifiche e per la
formazione dei lavoratori».
Infine, una stilettata sui rapporti non
sempre idilliaci tra le diverse siglie
sindacali: «A volte al centro dell’attenzione non si pongono gli obiettivi
da raggiungere ma la competizione
tra le organizzazioni. C’è bisogno
invece di grande coesione, anche
perché il nuovo gruppo industriale è
molto preparato. In ogni caso, oggi
questa azienda è la più sindacalizzata
d’Italia: abbiamo il 75% dei lavoratori
iscritti al sindacato».
La promessa: «Questo è l’anno zero.
Tornerò fra cinque-sei mesi per verificare ciò che è stato fatto».

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