Cronaca

Blitz della polizia: raid a pistolettate per un panino​

Cinque arresti della Mobile tra Talsano e Paolo VI


Per un panino hanno
ferito a colpi di pistola il dipendente
di una kebbaberia.

Nella rete della Polizia di Stato i
componenti del “branco” che il 16
dicembre scorso hanno compiuto un
raid in un locale situato in viale Europa, a Talsano. Il blitz dei poliziotti
della Squadra Mobile è l’epilogo
di indagini dirette dal pm Enrico
Bruschi. Notificati provvedimenti
restrittivi firmati dal gip Giuseppe Tommasino a Cataldo Volpe,
40enne già detenuto per altra causa,
ad Antonio De Giorgio, anch’egli
40enne, al 34enne Nicola Palmisano, al 41enne Ivan Guglielmi. Agli
arresti domicliari è invece finito il
41enne Giacomo Di Palma.
Sono tutti ritenut, a vario titolo, indiziati di lesioni personali, porto in
luogo pubblico di arma da sparo e
danneggiamento (con le aggravanti
di aver commesso il fatto con armi,
per futili motivi).

All’alba del 16 dicembre alla centrale
operativa della Questura fu richiesto
l’intervento per una sparatoria avvenuta all’interno di un locale denominato “Kebabberia Group”, Giunti sul
posto i poliziotti accertarono che
cinque persone dopo aver sfondato la porta di ingresso del locale e
danneggiato arredi e suppellettili
vari, aggredirono selvaggiamente
due dipendenti che si trovavano
all’interno, ferendone uno con alcuni
colpi d’arma da fuoco. Durante un
primo sopralluogo furono rinvenuti
tre bossoli e un proiettile inesploso
calibro 6.35.
Sentite le vittime ed altre persone
informate sui fatti, gli investigatori
accertarono che la presenza sul posto dei cinque era dipesa dal fatto che
il gestore di un altro locale ne aveva
richiesto l’intervento per far cessare
l’azione di disturbo posta in essere
da alcuni avventori molesti.

Secondo l’accusa uno di loro (già
gravato da precedenti per omicidio,
rapina, porto di armi , violazione di
domicilio, furto, spaccio di stupefacenti) considerato nella zona una
specie di “giustiziere”, intervenne
nottetempo, chiamando a rapporto,
nel giro di pochi minuti, gli altri
amici, e dopo aver assicurato il
proprio intervento presso il locale
in questione, decise di compiere il
“raid” ai danni dei dipendenti della
kebabberia. Ciò per aver ricevuto
da parte loro il rifiuto (legittimo e
motivato, vista la fase di chiusura
del locale) di preparargli un panino.
Rifiuto da lui ritenuto, evidentemente, un’onta da eliminare con il
ricorso alla violenza. L’indagine si
è arricchita di elementi acquisiti già
nelle ore immediatamente successive all’incursione attraverso perquisizioni e sequestri (che consentirono
di rinvenire, ad esempio, indumenti
corrispondenti a quelli descritti dalle
vittime) e attraverso l’acquisizione
di immagini registrate dal sistema
di videosorveglianza del locale dove
gli indagati erano intervenuti per
“allontanare” gli avventori molesti.

Alcune intercettazioni hanno dato
modo di identificare gli autori del
raid a colpi di pistola. Era stata rinvenuta anche l’auto (una Opel Zafira)
a bordo della quale gli indagati si
erano allontanati subito dopo i fatti,
che presentava al suo interno tracce
di sangue riconducibili all’aggressione consumata qualche ora prima.
Le riprese filmate hanno dato modo
di rilevare le fasi più significative
del raid. Il momento in cui uno
degli indagati si dirige verso la kebabberia, per poi uscirne chiedendo
l’intervento anche dei suoi amici, il
momento in cui il “branco” entra nel
locale per compiere l’aggressione ed
infine il momento in cui il gruppo
esce per raggiungere l’autovettura e
fuggire. Un “odioso raid” (così viene
definito dal gip) portato a termine da
un branco “multicefalo”, che nella
convinzione di rimanere impunito
ha esercitato (probabilmente) l’ennesima violenza e sopraffazione nei
confronti di soggetti più deboli.

Il tempestivo intervento della Polizia di Stato e le indagini coordinate
dalla Procura hanno consentito di
offrire al gip un quadro indiziario
solido e soprattutto di far ritenere
all’autorità giudiziaria la pericolosità
sociale degli indagati.

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