12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 06:11:00

Cronaca

​Porto, l’eterna scommessa da vincere adesso​

L’assemblea organizzata dalla Filt Cgil


È l’eterna scommessa. La ruota sulla
quale si punta da anni senza riuscire mai ad incassare la vincita. Ora un’altra occasione: la concessione per il molo polisettoriale ad Yilport.

Operatore
al quale la gran parte delle istituzioni, delle forze
sociali, delle associazioni di categoria guarda con
fiducia e grandi aspettative ma sulla cui straa c’è il
ricorso di una cordata locale. Occhi puntati sul Tar
che deciderà il 20 febbraio.
Il porto, dunque. E quel rapporto con la città che
è sempre stato distante. Come farne il perno di un
nuovo sviluppo del territorio? Come riconnetterlo
alla città? Di questo si è è parlato lunedì 11 febbraio
alla biblioteca Acclavio, grazie all’assemblea pubblica organizzata dalla Filt Cgil. Sala piena: tanti
lavoratori ex Tct e operatori portuali.

«Il porto – ha detto Maria Teresa De Benedictis,
segretaria generale della Filt Cgil – è un tratto di
economia, di patrimonio culturale, persino di valore
paesaggistico e urbanistico. Per questo proviamo a
riconnetterlo al luogo che lo ospita». Ad una condizione essenziale: che si realizzi «una maggiore consapevolezza di tutti gli stakeholder interessati allo
sviluppo della infrastruttura, cittadini inclusi».
«Questa – ha ammesso il presidente dell’Autorità
di Sistema Portuale, Sergio Prete – è una città con
il porto ma non portuale. Per questo c’è bisogno di
riconnettere il porto alla città».

Come? Innanzitutto
con l’approvazione finale del Piano regolatore generale del porto che consentirà, grazie alla progettazione elaborata con il Comune, di ricongiungere il
molo San Cataldo al Castello. «Ci sono aree che diventeranno pubbliche con l’arretramento del varco
doganale», ha precisato il presidente. Nei prossimi
giorni sarà acquisito lo studio di fattibilità. Ma ci
sono altri passaggi, come l’avvio della piastra logistica e la collaborazione con l’Università per realizzare un incubatore di imprese, che dovrebbero
servire ad innescare altre dinamiche di sviluppo.
E poi, come detto, la concessione ad Yilport, sulla
quale tutti hanno condiviso la scelta dell’Autorità
di Sistema.

Resta, però, come ha spiegato Prete, «la
debolezza del territorio, perché non ci sono imprese
importanti che lavorano con il porto».
L’esigenza di una collaborazione istituzionale è
stata sottolineata dal presidente della Provincia,
Giovanni Gugliotti: «Tutte le istituzioni devono sedersi attorno allo stesso tavolo e parlare con un’unica voce per sostenere lo sviluppo del porto e del
territorio, non possiamo non sfruttare queste occasioni come quella offerta da Yilport per il polisettoriale». Gugliotti ha poi mosso critiche al governo
per aver bloccato il tavolo del Cis e su questa linea
c’è piena sintonia con il Comune.
Altro tassello: la Zes, la zona economica speciale. «Abbiamo consegnato al ministro per il Sud –
ha detto l’assessore regionale allo sviluppo, Mino
Borraccino, la bozza definitiva elaborata da Regione Puglia e Regione Basilicata.

La prossima settimana ci sarà un ulteriore passaggio ed entro marzo
dovremmo avere il riconoscimento definitivo. Poi
comincerà un’altra partita: coinvolgere altri operatori e non solo quelli che già operano nel porto».
Sulla necessità di stimolare gli investimenti locali
si è soffermato anche l’assessore comunale Gianni
Cataldino con una efficace metafora: «Se Yilport
sarà la locomotiva, ci sarà bisogno dei vagoni del
territorio». Anche Cataldino, come Gugliotti, ha
auspicato che vi sia un unico luogo dove poter discutere di porto e di sviluppo del territorio.
Molto interessante l’analisi di Rodolfo Errore, della
Sace, la finanziaria della Cassa Depositi e Prestiti:
«A Taranto hanno deciso di investire due player
di profilo internazionale: Arcelor Mittal e Yilport,
che insieme valgono 25 miliardi di euro. Questa
è una opportunità unica, per questo c’è bisogno
di una cabina di regia.

L’attenzione di queste due
grandi realtà per Taranto significa che questa città
non deve considerarsi avulsa dai contesti internazionali». Anche Paolo Peluso, segretario generale
della Cgil, si è soffermato sulla dimensione internazionale che può assumere il porto: «Yilport ci fa
uscire da una visione localistica, ma bisogna stringere i tempi per assorbire tutti i 500 lavoratori ex
Tct che ora sono nel limbo della agenzia di Stato.
Deve essere chiaro che nei confronti dell’azienda
il territorio deve avere mano ferma, non possiamo
lasciare sola l’Autorità di Sistema. Intorno ad essa
deve stringersi tuta la comunità, ricordando che
propio i lavoratori sono l’elemento di connessisone
tra porto e città».

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