Cronaca

«Edilizia, crisi senza fine»

​L’allarme della Cassa Edile di Taranto


«Restiamo una delle stazioni appaltanti virtuali
più importanti d’Italia ma la lettura dei dati provenienti dalla
nostra Cassa Edile ci riporta tristemente con i piedi per terra
e tra le pieghe della narrazione di una crisi senza fine».
Così il presidente dell’ente bilaterale per il settore dell’edilizia,
Antonio Marinaro, che in attesa dei bilanci definitivi a chiusura
dell’esercizio finanziario 2017/2018, traccia una prima linea di
demarcazione sui numeri che «connotano, senza possibilità di
smentita, la stagnazione del settore delle costruzioni».

«Ci apprestiamo ad approvare un bilancio del nostro Ente
bilaterale caratterizzato ancora una volta da numeri negativi
nella massa salari e nelle ore lavorate (si perdono dal biennio
2015/2016 ad oggi quasi 4milioni di euro in massa salari e
circa 70 mila ore lavorate – ndr), a conferma che in un decennio
l’attività edilizia si è pressoché dimezzata nei suoi livelli di
attività» afferma Marinaro.
«Calano i lavoratori (- 252 – ndr) e le imprese (-56) – spiega
il vice presidente di Cassa Edile Silvio Gulli – nonostante il
racconto che in questi anni ha caratterizzato la vertenza Taranto e le innumerevoli opportunità di potenziali investimenti
territoriali, e di risorse pubbliche che qui si sarebbero dovute
trasformare non sol in una dotazione infrastrutturale di livello
ma anche in boccata d’ossigeno per un sistema produttivo in
serissima difficoltà».
«L’elenco delle chimere a cui guardava con attenzione il settore
sono tante: ambientalizzazione dei grandi impianti industriali,
porto, progetti del Cis; rigenerazione urbana e manutenzione
del territorio».

«Fronti aperti rispetto ai quali tante sono le attese per un
importante impatto per le dotazioni finanziarie pubbliche
programmate».
«Ma i nostri dati ci raccontano altro – specifica Marinaro – e
c’è da chiedersi, interrogando tutti i livelli istituzionali coinvolti dov’è il corto circuito, dov’è la strettoia che impedisce a
questo territorio, alle sue aziende, ai suoi lavoratori, di essere
motore dell’auspicata rinascita. Soprattutto in virtù del fatto
che quei quasi 4 milioni in massa salari persi riverberano i
loro effetti non solo sul settore delle costruzioni ma anche su
ampia parte dell’economia ionica».

«Sicuramente non tutto il potenziale di risorse per gli investimenti si è trasformato in cantieri. Molto resta ancora da fare per
completare le progettazioni, procedere con gli affidamenti ed
avviare i relativi lavori, ma la Cassa Edile non manca di fare un
riferimento anche alle trasformazioni contrattuali del sistema.
Il contratto dell’edilizia e gli adempimenti ad esso collegati
resta applicato in parte, in favore – spiega Gulli – di altre forme
contrattuali a volte più convenienti ma certamente non adatte
al settore che ha bisogno di grande attenzione anche sul fronte
della sicurezza e delle tutele, come gli ultimi tragici fatti di
cronaca raccontano».

«A questo punto ci poniamo qualche interrogativo – continua il
presidente Marinaro – Sono sufficienti le intese istituzionali in
materia di legalità per intercettare e contrastare tali fenomeni
elusivi ? Sono reali ed efficaci i meccanismi interistituzionali di
monitoraggio e controllo dei procedimenti di esecuzione delle
opere per tutelare i lavoratori e le imprese sane che ambiscono
a competere applicando leggi e contratti collettivi di settore ?
Noi continueremo a fare la nostra parte – termina il presidente
di Cassa Edile – contando sul lavoro spalla a spalla con Ance
e organizzazioni sindacali, ma chiediamo a tutte le istituzioni
di rendersi conto del corto circuito e finalmente lavorare per
il bene comune».

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