Cronaca

Le bugie di Vianello & co.

Ieri: «Il mostro va chiuso»; oggi: «Mai utilizzato la formula “Ilva chiusa”»


C’è un’altra caratteristica genetica del Movimento
Cinquestelle, oltre allo spiccato autoritarismo mascherato dalla finta
democrazia on line: la spregiudicata tendenza a mistificare la realtà. Un
esercizio nel quale si sono spesi bene gli onorevoli Giovanni Vianello,
Alessandra Ermellino, Gianpaolo Cassese. Prima hanno aizzato la piazza contro
l’Ilva, ora – dopo la plateale contestazione subita domenica mattina – affermano
di non aver mai parlato di «Ilva chiusa» per prendere voti. Una bugia
colossale.

A Taranto una larga fetta di ambientalisti ha votato Movimento
Cinquestelle nella convinzione che il M5S, una volta al governo, avrebbe fatto
chiudere la fabbrica d’acciaio. La chiusura dell’Ilva è stato un caposaldo dei
pentastellati tarantini. Vianello di questo caposaldo è stato uno dei più
attivi e feroci sostenitori. Nel luglio del 2016, ad esempio, era davanti alle
portinerie dello stabilimento siderurgico a distribuire con altri attivisti un
volantino dal titolo emblematico: “Ilva, una farsa infinita”. In quel
volantino, zeppo di contumelie contro i governi precedenti e quello Renzi, in
particolare, c’era scritto, fra le altre cose, “L’unica strada resta la
chiusura e la bonifica del territorio e del mare”.

Chiarissimo. Nessuna
possibilità di equivoco alcuno.La parola d’ordine era: chiudere l’Ilva. In
piena campagna elettorale ci pensa però Luigi Di Maio in persona a mandare in
confusione i grillini di Taranto. Davanti all’Orfeo il capo politico del M5S e
futuro vicepremier e ministro dello sviluppo viene a dire, tra lo sconcerto
generale, che «l’Ilva non solo non deve chiudere ma deve dare più posti di
lavoro di quelli che dà oggi». Una dichiarazione che spiazza e imbarazza tutto
il popolo pentastellato, in particolare la sua componente Libera e Pensante.
Tanto è compromettente questa dichiarazione che il giorno dopo i candidati del
M5S al Parlamento diffondono una nota nella quale affermano che «La linea del
Movimento per il futuro dell’Ilva di Taranto prevede, come ha detto Di Maio,
una riconversione economica dell’area. La chiusura delle fonti inquinanti è la
logica conseguenza».

Quindi, se l’Ilva è considerata fonte inquinante, la
«logica conseguenza» di questo sillogismo è la chiusura dell’Ilva». Ambiguità
lessicale un po’ democristiana, ma che serve a salvare capra e cavoli e
ribadire che la loro linea è quella della chiusura. La nota ha in calce la
firma dei candidati Alessandra Ermellino, Rosalba De Giorgi, Giovanni Vianello,
Gianpaolo Cassese, Mario Turco, dei consiglieri comunali Massimo Battista,
Francesco Nevoli e deicosniglieri regionali Marco Galante e Antonella
Laricchia. Tutti uniti sulla chiusura. Qualche settimana dopo il M5S farà il
pieno di voti ed eleggerà cinque parlamentari. Poi, però, Di Maio si appresta a
impacchettare l’Ilva e a consegnarla ad Arcelor MIttal.

A Taranto gli elettori
del M5S gridano vendetta e proprio Vianello è uno dei bersagli preferiti sui
social. La giustificazione è la solita: è colpa del Pd. E su facebook il neo
parlamentare, prova a ribadire – ormai con scarsa credibilità a giudicare dai
risultati – che per lui l’Ilva va chiusa. Il 26 maggio scrive su Facebook:
«Chiuderemo l’Ilva e riconvertiremo economicamente il territorio». Il 23
luglio, dopo la tempesta di polvere che soffoca i Tamburi, rafforza il
concetto: «Quella fabbrica non è compatibile né con l’ambiente né con la vita».
E ancora: «La fabbrica è assassina», per poi concludere che «Il mostro va
chiuso». Il 18 febbraio 2019 la definitiva inversione di rotta: «non abbiamo
mai utilizzato la formula ‘Ilva chiusa’». Firmato: Vianello, Ermellino,
Cassese. Spiace per chi li ha votati.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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