Cronaca

​Blitz anticamorra, 50 arresti: presi anche due tarantini​

In 34 accusati di associazione mafiosa


Blitz anticamorra
sull’asse Campania-Veneto: nella
rete anche due tarantini. Si tratta
di Bruno Di Corrado, sessantottenne domiciliato a Talsano e il
quarantaseienne Angelo Primo Di
Corrado, originario di Taranto e
residente a Torre di Mosto, in provincia di Venezia.
In trentaquattro sono accusati di
associazione per delinquere di
stampo camorristico ma tra gli
arrestati figurano anche molti fiancheggiatori.

I tentacoli della Camorra si erano allungati in Veneto
da vent’anni, subentrando alla Mala
del Brenta. Con cinquanta arresti,
di cui quarantasette custodie cautelari in carcere e tre domiciliari e
undici provvedimenti interdittivi e
il sequestro di beni per 10 milioni
di euro, è stata sgominata una organizzazione criminale mai registrata
in Veneto.
Le indagini documentate in un’ordinanza di 1.100 pagine a firma dal
gip del Tribunale di Venezia Marta
Paccagnella. Una indagine congiunta della Guardia di Finanza e
della Polizia di Stato, diretta dal pm
Roberto Terzo, è sfociata nell’operazione “At Last” coordinata dalla
Dda di Venezia con la supervisione
del procuratore Bruno Cherchi.

In carcere sono finiti presunti esponenti delle cosche campane che in
Veneto erano giunti soprattutto da
Casal di Principe, inm provincia di
Caserta, ma anche persone arruolate in loco, che avevano sostituito
dagli anni Novanta il clan della
Mala del Brenta.
Un’attività iniziata con il tradizionale “pizzo” lungo l’asse della
costiera Adriatica, da San Donà
di Piave a Jesolo passando per
Eraclea e fino a Caorle.

I Casalesi
sono riusciti ad entrare nel tessuto
connettivo dell’area: prima prestando denaro a tassi usurari, poi
acquisendo i beni di chi non pagava
e che diventava a sua volta “socio in affari”. Allargando poi l’attività al
traffico di armi, alle rapine e a una
rete di prostituzione e di spaccio
di droga.
Coinvolto anche il sindaco di
Eraclea, di professione avvocato,
arrestato con l’accusa di voto di
scambio. Si tratta del primo cittadino veneto a finire in manette
perchè in odor di mafia. Secondo
gli inquirenti, la camorra in Veneto
era comandata da Luciano Donadi
e Raffaele Buonanno, giunti dalla
Campania negli anni Novante, e
faceva capo ai clan Bianco e Bidognetti, il cui boss Francesco è
noto con il soprannome “Ciccio
e mezzanotte”. In carcere anche
un direttore di banca che, invece
di farsi tutelare dai carabinieri,
avrebbe scelto di finire nella rete
della Camorra per recuperare la
tesi di laurea che era stata rubata
alla sua fidanzata.
Così come un poliziotto che passava informazioni al clan.
Sono 82 i nomi contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare emessa
dal giudice delle indagini preliminari Marta Paccagnella.

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