26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 21:36:51

Cronaca

​Conserva: mi sono sentito come Mia Martini​

L’udienza del processo Ambiente Svenduto


Clima da caccia alle
streghe, voci di tintinnio di manette
pronte a scattare.
L’udienza del processo Ambiente
Svenduto riporta indietro le lancette
di alcuni anni, al periodo delle indagini, della formulazione delle accuse,
agli arresti.
A raccontare quelle vicende, dinanzi
alla Corte d’Assise di Taranto, sono
stati Gianni Florido e Michele Conserva, rispettivamente presidente e
assessore all’ambiente della Provincia, accusati, in concorso con l’addetto alle pubbliche relazioni dell’Ilva
Girolamo Archinà, di concussione
nei confronti di due dirigenti del
settore ecologia, Luigi Romandini
e Ignazio Morrone, entrambi testimoni, il primo costituitosi parte
civile.

Dell’interrogatorio di Florido
abbiamo riferito nell’edizione di ieri
ma al momento di andare in stampa
era ancora in corso ed è terminato
nel pomeriggio. Poi è stata la volta
di Conserva. Come Florido anche
lui ha respinto le accuse di pressioni
e azioni concessive nei confronti dei
due dirigenti. “Il mio atteggiamento
verso gli uffici era unicamente quello
di dare risposte a cittadini o imprese
che fossero. Non ho mai sollecitato
conclusioni favorevoli all’Ilva né per
la Mater Gratiae né per altri provvedimenti.

I rapporti con Romandini?
Buoni, cordiali, c’era qualche motivo
di dissidio, come la sua tendenza a
delegare ad altri la partecipazione
ai comitati tecnici, anche se potevo comprendere che aveva notevoli carichi di lavoro. Mi regalava anche dei
libri con dedica del tipo ‘con stima e
affetto’. All’epoca non sapevo delle
sue denunce. I rapporti erano cordiali
anche con gli uffici, mi preoccupavo
anche della formazione dei dipendenti e in una occasione ho pagato di
tasca mia le spese di partecipazione
a Ecomondo a Rimini”.

Conserva, difeso dagli avvocati
Michele Rossetti e Laura Palomba,
ha confermato la sua antipatia per
l’Ilva riferita da Florido: “Non sono
mai stato ben disposto verso l’Ilva,
soprattutto per l’atteggiamento di
alcuni tecnici dell’azienda. Mi hanno
riferito che alcuni investigatori mi
avevano fotografato con Archinà ma
queste foto non sono mai spuntate
nell’inchiesta. Peraltro – aggiunge –
in questa storia dell’Ilva sono stato
iscritto nel registro degli indagati
soltanto ad aprile 2013”.
Le voci non riguardavano solo foto
e appostamenti, ha raccontato senza
mezzi termini l’ex assessore all’Ambiente: “Me lo dicevano in tanti che
sarei stato arrestato. La voce del
tintinnio di manette circolava con
insistenza nel 2010 ma soprattutto
nel 2012 anche in alcuni settori della
Provincia. Mi venivano riferite frasi
del tipo ‘state lontani dall’assessore
che prima o poi sarà arrestato’.

Un
pettegolezzo continuo! Mi sono
sentito un po’ come Mia Martini,
vittima di voci malevole alle quali
inizialmente non ho dato peso. Poi ho
cominciato a pensare che ero l’anello
debole di una catena e quindi potevo
diventare un bersaglio da colpire
più facilmente. Nel 2012 non ce l’ho
fatta più e a settembre ho deciso di
rassegnare le dimissioni. Due mesi
dopo sono stato arrestato con accuse
dalle quali sono stato prosciolto dal
gup Carriere. Comunque – ha sottolineato – non temevo particolarmente
l’arresto dopo aver provato la peggiore sofferenza perdendo una figlia”.
Sugli arresti del 15 maggio 2013 è
tornato anche Florido nel prosieguo
dell’esame nel pomeriggio.

Ripercorrendo la vicenda giudiziaria che
ha troncato la sua carriera politica,
Florido (difeso dagli avvocati Carlo
e Claudio Petrone) ha spiegato di
essersi ritrovato da sottosegretario in
pectore del governo Letta al carcere
nel volgere di pochi mesi. Ha fatto
riferimento all’intercettazione di
Morrone e ad una frase mai pronunciata. “Quell’errore, chiamiamolo
errore, mi ha ucciso. E’ stato uno
sconquasso, perché su quella frase
non pronunciata in una conversazione che non riguardava l’Ilva ma gli
impianti termici e sulla firma mai
avvenuta è stato costruito il secondo
capo d’imputazione di concussione
consumata ai danni di Morrone che
rendeva attuali le esigenze cautelari.
Così sono stato arrestato. Per vivere
bene preferisco pensare alla buona
fede anche se non mi basta che il
finanziere D’Arco venga in aula a
dire ‘scusate ho sbagliato’ perché
quell’errore è stato devastante per la
mia vita.

Sono molto amareggiato
non solo perché mi sono ritrovato
sui giornali a marzo-aprile come
possibile sottosegretario al lavoro
indicato da Bersani e a maggio su
media e tv nazionali come arrestato,
ma come cittadino questo mi lascia
molto amarezza”.
Il processo torna in aula con le udienze di domani e dei primi tre giorni
della prossima settimana. Mercoledì
è in calendario l’esame dell’ex governatore Nichi Vendola.

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