Cronaca

​In corteo per i bimbi di Taranto​

Ieri la fiaccolata per le vie del centro


“Loro dovevano vivere”.
I cartelli con le foto di “12 vite innocenti strappate all’affetto dei propri
cari” in testa al corteo che lunedì 25
febbraio ha preso le mosse da via Di
Palma per percorrere le vie del centro
cittadino fino al “monumento al marinaio” di corso Due Mari.

La fiaccolata, organizzata in occasione
del trigesimo di Giorgio Di Ponzio,
ha voluto ricordare «tutte le vittime
dell’inquinamento ambientale che
Taranto piange da decenni, con un
particolare pensiero alle più piccole».
Nelle ore che hanno preceduto la fiaccolata, i genitori di Giorgio Di Ponzio,
Carla ed Angelo, hanno voluto rivolgere alcune richieste al sindaco, al
presidente della Repubblica ed al Papa.
«Al sindaco di Taranto, Rinaldo
Melucci, vorremmo chiedere che per
ogni bambino o ragazzo morto per
patologie connesse agli inquinanti
industriali sia dedicata una strada
della città ma ci rendiamo conto che
se la nostra richiesta fosse accolta
non basterebbero tutte le strade di
Taranto.

Allora, affinché il ricordo di
ogni bara bianca sia rispettato, chiediamo al sindaco di individuare un
giardino o una piazza della città che
sia intitolata alle “Vittime innocenti
dell’inquinamento” dove sia posta una
lapide in marmo con i nomi dei bimbi
deceduti incisi sopra. Ci auspichiamo,
anche, che l’eventuale area individuata
non sia come una delle tante aiuole
della città abbandonate al degrado ma
che questa sia fruibile e vissuta dalla
cittadinanza, nonché curata».
«Al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il garante in questo
Paese della Costituzione – evidenziano
i genitori di Giorgio – chiediamo che
ai bambini di Taranto deceduti sia
assegnata una Medaglia al Merito
che riconosca il loro calvario e il
loro sacrificio avverso alle ingiustizie
sociali ed ambientali subite. Egregio
Presidente Mattarella, è ormai appurato anche dalla Corte Europea deDiritti dell’Uomo, che ha condannato
l’Italia, il Paese che Lei presiede come
massima carica istituzionale, che le
Leggi emanate sino ad oggi, relative al
siderurgico, non hanno tutelato la salute dei cittadini e le stesse hanno negato
i loro diritti. Ci auspichiamo che la Sua
azione possa si possa muovere verso
le alte cariche politiche istituzionali
affinché queste possano attuare la sentenza della Cedu e rendere finalmente
giustizia ai tarantini con leggi giuste
e civili. Anche la Procura di Taranto
ha sollevato la questione “Immunità
penale” inviando atti alla Consulta,
organo di cui lei ha fatto parte come
giudice, affinché si pronunci su ciò che
appare essere incostituzionale».

«A Papa Francesco – prosegue la lettera di Carla e Angelo – ci rivolgiamo
con la stessa umiltà che è nello stile
del Santo che ha scelto come nome e
nel perseverare l’amore che Egli aveva
per il Creato, per la Natura. Dopo aver
letto Vostra Enciclica “Laudato Sii”
vorremmo incontrarla per raccontarLe
di Taranto e per chiederle se questa ha
effetto anche su questa città martoriata
dove ogni legge è stata sorpassata a
favore del profitto ed ogni matrice
ambientale è stata violentata con
conseguente contaminazione degli alimenti. Santo Padre, il diritto canonico,
e la sua Enciclica, oggi rappresentano
buoni motivi per scomunicare gli
autori di tale sopruso perpetrato negli
anni a Taranto dove, semplicemente e
drammaticamente, ancora oggi viene
negato il diritto alla vita. Attendiamo
di incontrarLa così come qualche anno
fa ha fatto con nostro figlio Giorgio».

Alla fiaccolata di lunedì sera hanno
partecipato oltre un migliaio di persone. Tra loro c’era anche il presidente della Regione Puglia, Michele
Emiliano, contestato da un gruppo di
manifestanti.
Sull’argomento si registra la presa di
posizione del consigliere regionale
Gianni Liviano.
«Non sono stato presente alla fiaccolata di ieri perché faccio politica e chi
fa politica deve, se ci riesce, risolvere
i problemi nelle Istituzioni. Sono una
persona seria e ho un rispetto grande
per il dolore di tanti genitori. Ho
accolto l’invito rivolto ai politici dai
genitori a non partecipare al corteo.
Non sono andato perchè nessuna
ombra di strumentalizzazione potesse
ricadere su quella manifestazione. Ho
visto, invece, che ieri al corteo c’era
il presidente della Regione Michele
Emiliano – aggiunge Liviano – Ha la
sfacciataggine di camminare con noi,
con la nostra gente, con i nostri morti,
per fare sfilate, per mettersi in mostra e
per usarlo come cavallo di battaglia di
qualche intervista in questa spasmodica ricerca di visibilità mediatica. E poi
usarci ancora, come finora ha fatto.
Sono senza vergogna coloro che strumentalizzano sofferenza e dolori per
cercare visibilità, consensi e qualche
voto in più».

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